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domenica, dicembre 19
sabato, ottobre 30
Il circo mediatico senza sosta
Tra due giorni Ruby sarah carne da macello...
A me questa faccenda ricorda la filosofia di vita che trasuda dagli scritti del marchese De Sade, vero socialista e "vero cristiano", ogni bestemmia è un inno ai Vangeli perché si scontra con l'ipocrisia della società, infatti gli unici che bestemmiano, nei suo romanzi sono i ricchi potenti.
Nelle disavventure di Justine, i potenti compiono impunemente le peggiori nefandezze ed i poveracci, morigerati e cristianamente umili, oltre ad essere le vittime sono anche biasimati per la loro condizione sociale, mentre quelli non solo la fanno sempre franca ma sono visti come gente di rispetto e di rettitudine morale. Per cui se una dama di corte arriva in gendarmeria, nella Parigi del XVIII secolo, su richiesta di un potentissimo consigliere reale, e richiede di prendere sotto la propria protezione una ragazzina sbandata minorenne, i gendarmi, considerata la posizione sociale della dama e la autorevolezza del potente, senza alcuna altra cura, gliela affidano.
Nelle vicende di De Sade, la dama così apparentemente buona, è una grandissima troia che non ha alcuna intenzione di sobbarcarsi le cure della disgraziata. E mentre quest'ultima ancora la ringrazia per tanta bontà d'animo, appena varcata la dimora si accorge di essere ritornata nelle mani del suo aguzzino. Però questa è solo la mente "pervertita" del divino marchese. Nella realtà, al più, la ragazzina può andare "in custodia" ad un tipo poco raccomandabile per questo compito, che infatti ha ben altro compito, quello di controllare che non faccia e dica cose sconvenienti. Un tipo che già la conosce perché l'ha fatta lavorare nel proprio locale, ballare mezza nuda sulla pista, minorenne, ottimo co-affidamento. E immagino la festa che le fanno ora che è diventata maggiorenne e nessuno può fermare più la loro bramosìa di "amore", di cui, considerati i soggetti, nessuno frate francescano, già si saranno abbondantemente serviti prima. Ma qualcuno non deve rispondere dinanzi alla legge? Per esempio la dama di corte o questo individuo? In De Sade loro non pagano mai. Mentre la povera Justine, fa una brutta fine. Meno male che la realtà è ben diversa... nella Francia di oggi.
A me questa faccenda ricorda la filosofia di vita che trasuda dagli scritti del marchese De Sade, vero socialista e "vero cristiano", ogni bestemmia è un inno ai Vangeli perché si scontra con l'ipocrisia della società, infatti gli unici che bestemmiano, nei suo romanzi sono i ricchi potenti.
Nelle disavventure di Justine, i potenti compiono impunemente le peggiori nefandezze ed i poveracci, morigerati e cristianamente umili, oltre ad essere le vittime sono anche biasimati per la loro condizione sociale, mentre quelli non solo la fanno sempre franca ma sono visti come gente di rispetto e di rettitudine morale. Per cui se una dama di corte arriva in gendarmeria, nella Parigi del XVIII secolo, su richiesta di un potentissimo consigliere reale, e richiede di prendere sotto la propria protezione una ragazzina sbandata minorenne, i gendarmi, considerata la posizione sociale della dama e la autorevolezza del potente, senza alcuna altra cura, gliela affidano.
Nelle vicende di De Sade, la dama così apparentemente buona, è una grandissima troia che non ha alcuna intenzione di sobbarcarsi le cure della disgraziata. E mentre quest'ultima ancora la ringrazia per tanta bontà d'animo, appena varcata la dimora si accorge di essere ritornata nelle mani del suo aguzzino. Però questa è solo la mente "pervertita" del divino marchese. Nella realtà, al più, la ragazzina può andare "in custodia" ad un tipo poco raccomandabile per questo compito, che infatti ha ben altro compito, quello di controllare che non faccia e dica cose sconvenienti. Un tipo che già la conosce perché l'ha fatta lavorare nel proprio locale, ballare mezza nuda sulla pista, minorenne, ottimo co-affidamento. E immagino la festa che le fanno ora che è diventata maggiorenne e nessuno può fermare più la loro bramosìa di "amore", di cui, considerati i soggetti, nessuno frate francescano, già si saranno abbondantemente serviti prima. Ma qualcuno non deve rispondere dinanzi alla legge? Per esempio la dama di corte o questo individuo? In De Sade loro non pagano mai. Mentre la povera Justine, fa una brutta fine. Meno male che la realtà è ben diversa... nella Francia di oggi.
mercoledì, settembre 29
NERO
45 L'odio che si era attirato speculando perfino sull'alto prezzo del
grano si accrebbe ancora di più quando il caso volle che si annunciasse,
in mezzo ad una carestia pubblica, l'arrivo di una nave da Alessandria
carica di sabbia per i lottatori di corte. Così, sollevatosi contro di lui
il rancore generale, non vi fu insulto che non dovette subire. Dietro la
testa di una sua statua si attaccò una frangia con la scritta, in greco,
«che adesso era il momento della lotta e che finalmente lo si sarebbe
deposto». Al collo di un'altra si appese un sacco con queste parole: «Che
avrei potuto fare di più io? Ma tu ti sei meritato il sacco.» Sulle
colonne si scrisse anche che «con i suoi canti aveva eccitato perfino i
Galli». Infine, durante la notte, si sentiva la voce di molti che,
fingendo di rimproverare gli schiavi, invocavano con insistenza un
«Vindice».
46 Inoltre Nerone era spaventato dai precisi avvertimenti che gli venivano
dai sogni, dagli auspici e dai presagi, non solamente di antica data, ma
anche recenti. In passato non aveva mai sognato, ma dopo aver fatto
uccidere sua madre, vide in sogno che gli si strappava il timone di una
nave che stava governando, che veniva trascinato dalla sua sposa Ottavia
nelle tenebre più dense e che ora veniva coperto da un nugolo di formiche
alate, ora che le statue delle genti, inaugurate presso il teatro di
Pompeo lo circondavano e gli sbarravano il passo; infine che il suo
cavallo d'Asturia, cui era particolarmente attaccato, gli appariva con la
parte posteriore del corpo trasformata in scimmia, mentre solo la testa
era intatta ed emetteva sonori nitriti. Dal Mausoleo le cui porte si
aprirono da sole, si udì una voce che lo chiamava per nome. Il giorno
delle calende di gennaio, gli dei Lari, ornati di fiori, si rovesciarono
in mezzo all'apparato del sacrificio; mentre prendeva gli auspici, Sporo
gli offrì un anello sulla cui pietra era effigiato il ratto di Proserpina.
Al momento delle preghiere per l'imperatore, quando già i cittadini dei
vari ordini erano radunati in folla, a fatica si trovarono le chiavi del
Campidoglio. Quando lesse in Senato il passo del suo discorso contro
Vindice, in cui diceva che i criminali sarebbero stati puniti e ben presto
avrebbero fatto una fine degna di loro, tutti quanti gridarono insieme:
«Sarai tu a farla, Augusto.» Si osservò anche che quando cantò per
l'ultima volta in pubblico, interpretò l'Edipo in esilio e terminò con
queste parole:
«Mia moglie, mia madre, mio padre mi ordinano di morire.»
47 Nel frattempo gli fu consegnata, mentre pranzava, una lettera che gli
comunicava anche la rivolta di tutte le altre armate; egli la lacerò,
rovesciò la tavola, scaraventò in terra due coppe di cui si serviva
volentieri e che chiamava «omeriche» perché vi erano cesellate alcune
scene di Omero, poi si fece dare da Locusta un veleno che richiuse in una
cassetta d'oro e si trasferì nei giardini di Servilio. Qui diede ordine ai
più devoti dei suoi liberti di recarsi a Ostia per preparare una flotta,
poi chiese ai tribuni e ai centurioni del pretorio se erano disposti ad
accompagnarlo nella sua fuga, ma alcuni tergiversarono, altri rifiutarono
categoricamente e uno arrivò perfino a gridargli: «È una così grande
disgrazia farsi processare?» Allora, considerando varie soluzioni, pensò di portarsi
in atteggiamento supplice, presso i Parti o presso Galba o di presentarsi
in pubblico vestito di nero, per implorare dall'alto dei rostri, nella
forma più supplicante possibile, il perdono del passato, e per pregare,
qualora non fosse riuscito a toccare i cuori, che gli fosse accordata
almeno la prefettura dell'Egitto. Si trovò più tardi nel suo archivio una
allocuzione redatta in questo senso, ma si crede che abbia abbandonato
l'idea per il timore di essere fatto a pezzi prima ancora di arrivare in
foro. Rimandò così ogni decisione al giorno dopo, ma, risvegliato verso la
mezzanotte e saputo che i posti di guardia si erano ritirati, saltò dal
letto e mandò a cercare gli amici, e in seguito, poiché non aveva risposta
da nessuno, di persona, con pochi compagni, andò a chiedere ospitalità a
ciascuno di loro. Trovando tutte le porte chiuse e non ottenendo nessuna
risposta, ritornò in camera sua, da dove le guardie, a loro volta, se ne
erano già fuggite, portandosi via le sue coperte e perfino la cassetta del
veleno; allora mandò a cercare subito il mirmillone Spiculo o chiunque
altro fosse disposto a ucciderlo, ma poiché non era stato trovato nessuno,
disse: «Dunque, non ho più né un amico, né un nemico» e si mise a correre
come se volesse gettarsi nel Tevere.
48 Ma, frenato nuovamente l'impulso, cominciò a desiderare un rifugio
appartato, per raccogliere le forze. Il suo liberto Faone gli propose
allora la sua casa di periferia, situata tra la via Salaria e la via
Nomentana, a quattro miglia circa da Roma. Restando com'era, a piedi nudi
e in tunica si gettò addosso un piccolo mantello di colore stinto, si
coprì la testa, stese un fazzoletto davanti alla faccia e montò a cavallo,
accompagnato soltanto da quattro persone, tra le quali vi era anche Sporo.
Nello stesso istante, spaventato da un tremito della terra e da un lampo
che saettò davanti a lui, udì provenire dagli accampamenti vicini le grida
dei soldati che formulavano imprecazioni contro di lui e acclamazioni a
favore di Galba. Uno dei passanti che incontrarono disse perfino: «Ecco
gente che insegue Nerone» e un altro domandò loro: «Vi è qualche novità a
Roma, a proposito di Nerone?» Quando il suo cavallo ebbe un'impennata per
l'odore di un cadavere abbandonato sulla strada, gli si scoprì il volto e
fu riconosciuto da un pretoriano in congedo che lo salutò. Come giunsero
ad una strada laterale, lasciarono i cavalli, e passando in mezzo a
macchie e cespugli per un sentiero bordato di canne, Nerone arrivò a
fatica, non senza che vestiti fossero stesi sotto i suoi piedi, al muro
posteriore della casa. Qui, poiché Faone lo esortava a riposarsi un
momento su un mucchio di sabbia, disse che non voleva essere interrato
vivo e, fatta una breve sosta, intanto che gli si preparava un ingresso
clandestino nella casa, per dissetarsi attinse con la mano un po' d'acqua
da una pozzanghera che stava ai suoi piedi, esclamando: «Ecco il ristoro
di Nerone.» Poi, facendosi strappare il mantello dai rovi si aprì un
passaggio fra i cespugli e penetrò, trascinandosi sulle mani attraverso il
cunicolo di una grotta che era stata scavata, nella stanza più vicina,
dove si distese su un letto dotato di un modesto materasso e ricoperto da
un vecchio mantello; tormentato dalla fame e nuovamente dalla sete,
disdegnò il pane nero che gli si offriva, ma bevve un bel po' di acqua
tiepida.
49 Poi, dal momento che ognuno dei suoi compagni, a turno, lo invitava a
sottrarsi senza indugio agli oltraggi che lo attendevano, ordinò di
scavare davanti a lui una fossa della misura del suo corpo, di disporvi
attorno qualche pezzo di marmo, se lo si trovava, e di portare un po'
d'acqua e un po' di legna per rendere in seguito gli ultimi onori al suo
cadavere. A ognuno di questi preparativi piangeva e ripeteva
continuamente: «Quale artista muore con me!» Mentre si attardava in questo
modo, un corriere portò un biglietto a Faone: Nerone, strappandoglielo di
mano, lesse che il Senato lo aveva dichiarato nemico pubblico e che lo
faceva cercare per punirlo secondo l'uso antico; chiese allora quale fosse
questo tipo di supplizio e quando seppe che il condannato veniva
spogliato, che si infilava la sua testa in una forca e che lo si bastonava
fino alla morte, inorridito, afferrò i due pugnali che aveva portato con
sé, ne saggiò le punte, poi li rimise nel loro fodero, protestando che a
l'ora segnata dal destino non era ancora venuta». Intanto ora invitava
Sporo a cominciare i lamenti e i pianti, ora supplicava che qualcuno lo
incoraggiasse a darsi la morte con il suo esempio; qualche volta
rimproverava la propria neghittosità con queste parole: «la mia vita è
ignobile, disonorante.-Non è degna di Nerone, non è proprio degna.-Bisogna
aver coraggio, in questi frangenti.-Su, svegliati.» Ormai si stavano
avvicinando i cavalieri ai quali era stato raccomandato di ricondurlo
vivo. Quando li sentì, esclamò tremando:
«Il galoppo dei cavalli dai piedi rapidi ferisce i miei orecchi.»
Poi si affondò la spada nella gola con l'aiuto di Epafrodito, suo
segretario. Respirava ancora quando un centurione arrivò precipitosamente
e, fingendo di essere venuto in suo aiuto, applicò il suo mantello alla
ferita; Nerone gli disse soltanto: «È troppo tardi» e aggiunse: «Questa sì
è fedeltà.» Con queste parole spirò e i suoi occhi, sporgendo dalla testa,
assunsero una tale fissità che ispirarono orrore e spavento in coloro che
li vedevano. La prima e principale richiesta che aveva preteso dai suoi
compagni era che nessuno potesse disporre della sua testa, ma che fosse
bruciato intero a qualunque costo. Il permesso fu accordato da Icelo,
liberto di Galba, da poco uscito dalla prigione in cui era stato gettato
all'inizio della rivolta.
grano si accrebbe ancora di più quando il caso volle che si annunciasse,
in mezzo ad una carestia pubblica, l'arrivo di una nave da Alessandria
carica di sabbia per i lottatori di corte. Così, sollevatosi contro di lui
il rancore generale, non vi fu insulto che non dovette subire. Dietro la
testa di una sua statua si attaccò una frangia con la scritta, in greco,
«che adesso era il momento della lotta e che finalmente lo si sarebbe
deposto». Al collo di un'altra si appese un sacco con queste parole: «Che
avrei potuto fare di più io? Ma tu ti sei meritato il sacco.» Sulle
colonne si scrisse anche che «con i suoi canti aveva eccitato perfino i
Galli». Infine, durante la notte, si sentiva la voce di molti che,
fingendo di rimproverare gli schiavi, invocavano con insistenza un
«Vindice».
46 Inoltre Nerone era spaventato dai precisi avvertimenti che gli venivano
dai sogni, dagli auspici e dai presagi, non solamente di antica data, ma
anche recenti. In passato non aveva mai sognato, ma dopo aver fatto
uccidere sua madre, vide in sogno che gli si strappava il timone di una
nave che stava governando, che veniva trascinato dalla sua sposa Ottavia
nelle tenebre più dense e che ora veniva coperto da un nugolo di formiche
alate, ora che le statue delle genti, inaugurate presso il teatro di
Pompeo lo circondavano e gli sbarravano il passo; infine che il suo
cavallo d'Asturia, cui era particolarmente attaccato, gli appariva con la
parte posteriore del corpo trasformata in scimmia, mentre solo la testa
era intatta ed emetteva sonori nitriti. Dal Mausoleo le cui porte si
aprirono da sole, si udì una voce che lo chiamava per nome. Il giorno
delle calende di gennaio, gli dei Lari, ornati di fiori, si rovesciarono
in mezzo all'apparato del sacrificio; mentre prendeva gli auspici, Sporo
gli offrì un anello sulla cui pietra era effigiato il ratto di Proserpina.
Al momento delle preghiere per l'imperatore, quando già i cittadini dei
vari ordini erano radunati in folla, a fatica si trovarono le chiavi del
Campidoglio. Quando lesse in Senato il passo del suo discorso contro
Vindice, in cui diceva che i criminali sarebbero stati puniti e ben presto
avrebbero fatto una fine degna di loro, tutti quanti gridarono insieme:
«Sarai tu a farla, Augusto.» Si osservò anche che quando cantò per
l'ultima volta in pubblico, interpretò l'Edipo in esilio e terminò con
queste parole:
«Mia moglie, mia madre, mio padre mi ordinano di morire.»
47 Nel frattempo gli fu consegnata, mentre pranzava, una lettera che gli
comunicava anche la rivolta di tutte le altre armate; egli la lacerò,
rovesciò la tavola, scaraventò in terra due coppe di cui si serviva
volentieri e che chiamava «omeriche» perché vi erano cesellate alcune
scene di Omero, poi si fece dare da Locusta un veleno che richiuse in una
cassetta d'oro e si trasferì nei giardini di Servilio. Qui diede ordine ai
più devoti dei suoi liberti di recarsi a Ostia per preparare una flotta,
poi chiese ai tribuni e ai centurioni del pretorio se erano disposti ad
accompagnarlo nella sua fuga, ma alcuni tergiversarono, altri rifiutarono
categoricamente e uno arrivò perfino a gridargli: «È una così grande
disgrazia farsi processare?» Allora, considerando varie soluzioni, pensò di portarsi
in atteggiamento supplice, presso i Parti o presso Galba o di presentarsi
in pubblico vestito di nero, per implorare dall'alto dei rostri, nella
forma più supplicante possibile, il perdono del passato, e per pregare,
qualora non fosse riuscito a toccare i cuori, che gli fosse accordata
almeno la prefettura dell'Egitto. Si trovò più tardi nel suo archivio una
allocuzione redatta in questo senso, ma si crede che abbia abbandonato
l'idea per il timore di essere fatto a pezzi prima ancora di arrivare in
foro. Rimandò così ogni decisione al giorno dopo, ma, risvegliato verso la
mezzanotte e saputo che i posti di guardia si erano ritirati, saltò dal
letto e mandò a cercare gli amici, e in seguito, poiché non aveva risposta
da nessuno, di persona, con pochi compagni, andò a chiedere ospitalità a
ciascuno di loro. Trovando tutte le porte chiuse e non ottenendo nessuna
risposta, ritornò in camera sua, da dove le guardie, a loro volta, se ne
erano già fuggite, portandosi via le sue coperte e perfino la cassetta del
veleno; allora mandò a cercare subito il mirmillone Spiculo o chiunque
altro fosse disposto a ucciderlo, ma poiché non era stato trovato nessuno,
disse: «Dunque, non ho più né un amico, né un nemico» e si mise a correre
come se volesse gettarsi nel Tevere.
48 Ma, frenato nuovamente l'impulso, cominciò a desiderare un rifugio
appartato, per raccogliere le forze. Il suo liberto Faone gli propose
allora la sua casa di periferia, situata tra la via Salaria e la via
Nomentana, a quattro miglia circa da Roma. Restando com'era, a piedi nudi
e in tunica si gettò addosso un piccolo mantello di colore stinto, si
coprì la testa, stese un fazzoletto davanti alla faccia e montò a cavallo,
accompagnato soltanto da quattro persone, tra le quali vi era anche Sporo.
Nello stesso istante, spaventato da un tremito della terra e da un lampo
che saettò davanti a lui, udì provenire dagli accampamenti vicini le grida
dei soldati che formulavano imprecazioni contro di lui e acclamazioni a
favore di Galba. Uno dei passanti che incontrarono disse perfino: «Ecco
gente che insegue Nerone» e un altro domandò loro: «Vi è qualche novità a
Roma, a proposito di Nerone?» Quando il suo cavallo ebbe un'impennata per
l'odore di un cadavere abbandonato sulla strada, gli si scoprì il volto e
fu riconosciuto da un pretoriano in congedo che lo salutò. Come giunsero
ad una strada laterale, lasciarono i cavalli, e passando in mezzo a
macchie e cespugli per un sentiero bordato di canne, Nerone arrivò a
fatica, non senza che vestiti fossero stesi sotto i suoi piedi, al muro
posteriore della casa. Qui, poiché Faone lo esortava a riposarsi un
momento su un mucchio di sabbia, disse che non voleva essere interrato
vivo e, fatta una breve sosta, intanto che gli si preparava un ingresso
clandestino nella casa, per dissetarsi attinse con la mano un po' d'acqua
da una pozzanghera che stava ai suoi piedi, esclamando: «Ecco il ristoro
di Nerone.» Poi, facendosi strappare il mantello dai rovi si aprì un
passaggio fra i cespugli e penetrò, trascinandosi sulle mani attraverso il
cunicolo di una grotta che era stata scavata, nella stanza più vicina,
dove si distese su un letto dotato di un modesto materasso e ricoperto da
un vecchio mantello; tormentato dalla fame e nuovamente dalla sete,
disdegnò il pane nero che gli si offriva, ma bevve un bel po' di acqua
tiepida.
49 Poi, dal momento che ognuno dei suoi compagni, a turno, lo invitava a
sottrarsi senza indugio agli oltraggi che lo attendevano, ordinò di
scavare davanti a lui una fossa della misura del suo corpo, di disporvi
attorno qualche pezzo di marmo, se lo si trovava, e di portare un po'
d'acqua e un po' di legna per rendere in seguito gli ultimi onori al suo
cadavere. A ognuno di questi preparativi piangeva e ripeteva
continuamente: «Quale artista muore con me!» Mentre si attardava in questo
modo, un corriere portò un biglietto a Faone: Nerone, strappandoglielo di
mano, lesse che il Senato lo aveva dichiarato nemico pubblico e che lo
faceva cercare per punirlo secondo l'uso antico; chiese allora quale fosse
questo tipo di supplizio e quando seppe che il condannato veniva
spogliato, che si infilava la sua testa in una forca e che lo si bastonava
fino alla morte, inorridito, afferrò i due pugnali che aveva portato con
sé, ne saggiò le punte, poi li rimise nel loro fodero, protestando che a
l'ora segnata dal destino non era ancora venuta». Intanto ora invitava
Sporo a cominciare i lamenti e i pianti, ora supplicava che qualcuno lo
incoraggiasse a darsi la morte con il suo esempio; qualche volta
rimproverava la propria neghittosità con queste parole: «la mia vita è
ignobile, disonorante.-Non è degna di Nerone, non è proprio degna.-Bisogna
aver coraggio, in questi frangenti.-Su, svegliati.» Ormai si stavano
avvicinando i cavalieri ai quali era stato raccomandato di ricondurlo
vivo. Quando li sentì, esclamò tremando:
«Il galoppo dei cavalli dai piedi rapidi ferisce i miei orecchi.»
Poi si affondò la spada nella gola con l'aiuto di Epafrodito, suo
segretario. Respirava ancora quando un centurione arrivò precipitosamente
e, fingendo di essere venuto in suo aiuto, applicò il suo mantello alla
ferita; Nerone gli disse soltanto: «È troppo tardi» e aggiunse: «Questa sì
è fedeltà.» Con queste parole spirò e i suoi occhi, sporgendo dalla testa,
assunsero una tale fissità che ispirarono orrore e spavento in coloro che
li vedevano. La prima e principale richiesta che aveva preteso dai suoi
compagni era che nessuno potesse disporre della sua testa, ma che fosse
bruciato intero a qualunque costo. Il permesso fu accordato da Icelo,
liberto di Galba, da poco uscito dalla prigione in cui era stato gettato
all'inizio della rivolta.
martedì, luglio 27
Nucleare in Italia cronache dell'anno 2090
Cronache dell’anno 2090
Intervista:
Inviato – Lei appartiene a quella che fu la più potente famiglia italiana tra 1900 e 2000. Il suo bisnonno fu il promotore del nucleare in Italia. Possiamo dire che senza di lui, non avremmo mai avuto il nucleare in Italia. Quali sono i suoi sentimenti?
Berlusconi Silvio – Cosa vuole che le dica? Se ci fosse stata un po’ di cultura reale per l’ambiente, erano tempi di grande ignoranza, di sottosviluppo… Tutti i paesi del mondo hanno abbandonato il nucleare e utilizzano energie innovative e pulite. Noi ancora con questi vecchi impianti… eredità degli anni di governo di mio bisnonno.
I – Però il suo bisnonno pagò a caro prezzo quella politica.
B – Non fu per il nucleare, ovviamente, con quello ancora non c’era stato danno perché era solo all’inizio; lui pagò per tutta la sua sciagurata politica… che poi chiamarla politica è inidoneo… per quelle scelte di potere completamente prive del fondo civile, della res pubblica. Non dico nulla di nuovo, la storia lo ha condannato da tempo.
I – Anche lei?
B – Se prima ero indeciso, appartenevo a quella minoranza di dubbiosi revisionisti che cerca di vedere il bene nel male… ora non me la sento più di avvalorare il berlusconismo, fu un male, un danno per il nostro paese.
I – Eppure non è il primo incidente… si poteva convincere prima.
B – Sa cos’è? Siamo tutti bravi, ed io per primo, a criticare, ad obiettare sulle lamentele altrui fino a quando non capita anche a noi… Sì, mi sento colpevole… ma non per il mio bisnonno, no lui si meritò tutte le sue colpe e sono solo sue… Mi sento colpevole perché avrei dovuto sentire questo pericolo, anche mio. Forse se avessi capito… se avessi agito, anche scappando dall’Italia, mio figlio non avrebbe preso la leucemia. Mi fa rabbia che ancora continuiamo a pagare gli errori, le megalomanie di quell’uomo, il mio bisnonno…
I – Però hanno continuato il nucleare anche dopo il tramonto del suo potere…
B – Ormai era tutto iniziato, non era stata costruita nessuna alternativa energetica. Mio bisnonno aveva paralizzato tutta la ricerca innovativa, per favorire il nucleare. Il suo operato aveva formato una matassa che ha imbrigliato l’Italia e la imbriglia tutt’oggi. Ed eccoci qui… ancora a maledire quegli anni di follia collettiva, nell'assecondare un solo uomo al potere.
I - Molti avevano capito. Grazie alla parte sana dell'Italia ed al lavoro della magistratura si superò anche questo periodo buio, nonostante i loschi affari e quella massa di elettori che aveva sinceramente creduto all' "uomo della provvidenza".
B - Già, purtroppo il danno era fatto.
I – Le cure che esistono possono assicurare a suo figlio una vita più che dignitosa, con possibilità di guarigione.
B – Sì, pensiamo positivo. Sono contento che il Parlamento abbia posto in calendario la chiusura incondizionata di tutti gli impianti nucleari in Italia. Costerebbe più rinnovarli che cambiare totalmente registro. Forse è stato un sacrificio utile, quello dei nostri figli, per chiudere definitivamente questo spiacevole capitolo della nostra storia. E come dice lei, salveremo i nostri bambini… contro tutti i mali che ci hanno lasciato i nostri avi disgraziati. E ciò, come può ben capire, lo sento come un riscatto al nome che porto, ripeto, anche se le colpe dei padri non ricadono sui figli, per questo sto aprendo una fondazione per finanziare e gestire tutte le cure per le persone colpite dalle radiazioni. È il minimo che possa fare per salvare la mia dignità di fronte alla storia, di fronte alla gente che mi conosce per quello che sono e non per quello che era stato il mio bisnonno, di cui porto anche il nome.
domenica, luglio 25
Marchion diro dirondello
«In una libera economia e in un libero stato un gruppo industriale è libero di collocare
la propria produzione dove ritiene sia più conveniente. Io spero soltanto che questo
non accada a scapito della produzione in Italia e degli addetti italiani a cui la Fiat offre attualmente lavoro».
Così parlò Berlusconi Silvio, il Robin Hood di Confindustria e protettore ufficiale di Fiat, dopo aver ricevuto incarico da Agnelli nel lontano 1993. Più di questo non può offrire, la speranza, che volete da lui? Difende gli interessi degli industriali non degli operai! La speranza è tutto quello che rimane del potere operaio degli Italiani. Finché c'è Berlusconi c'è speranza, mangiassero speranza, gli operai.
Marchionne, la volpe, l'ingegno fatto uomo, l'acuto manager, il fine economo non afferra una semplice, banale osservazione: la Fiat, oltre a produrle, le auto, a costo stracciato di costruzione, le deve anche vendere, a prezzo di mercato occidentale...
E gli Italiani? Negli anni Settanta compravano Fiat anche se sapevano che quelle vetture erano dei porpi, in confronto alle marche straniere; le acquistavano perché lo sentivano come un dovere per i lavoratori italiani, oggi si chiederanno una volta per tutte il perché dovranno acquistare Fiat monovolume costruite in Serbia. Al dunque, Marchionne, provasse a venderle in Serbia, allo stesso prezzo italiano; se ci riesce è veramente un mago, altrimenti cambiasse mestiere; potrebbe sempre fare il ministro dello Sviluppo Economico in questo Governo, ne è all'altezza, in questo Governo.
Marchionne non si rende conto di stare provocando una caduta a vite della produzione automobilistica Fiat. C'era un mercato assicurato dagli stessi operai, loro se le producevano e loro se le compravano, dai loro parenti, da i militanti, i simpatizzanti comunisti, già, gli ipotetici nemici degli Agnelli erano i clienti più affezionati della Fiat. Oggi, il kamikaze di Marchionne troverà sempre meno mercato in Italia, cioé il paese che ha ancora lo stomaco di comprare... Ormai gli scioperi degli operai non fanno più paura agli industriali, o si mangiano questa minestra o se la mangiano all'estero. E se fossero i clienti a fare sciopero? Se i clienti della Fiat un giorno decidessero di non comprare auto Fiat? Sarebbe il terrore dei Marchionni! La Fiat auto, è destinata a soccombere, comunque. Del resto tutto ha un termine, anche la vita finché c'è solo speranza... anche i governi se offrono soltanto speranza.
sabato, giugno 19
Marchionne for Polonia
Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, se gli operai per mantenere il posto devono mettersi sullo stesso livello degli operai polacchi, sia egli stesso di buon esempio, prendendosi la cittadinanza polacca, e trasferendosi, come del resto già molte catene di montaggio Fiat, in Polonia, e adegui il suo stipendio secondo quel tenore di vita, sino alla fine della crisi, cioé per sempre. E magari si porti anche qualcuno della nidiata Agnelli... che fa sempre bene...
Niente male, la manovra finanziaria di questo attuale Governo, per arginare la crisi economica, non intacca di un centesimo i capitali dei componenti della Confindustria. Dice che è tutto a debito degli statali, ad esclusione degli onorevoli deputati, che non sono statali. Così personcine come i Montezemoli le Marcegaglie i Marchionni, tanto per fare i nomi più dirigenziali, non cacciano un euro, come se la crisi non fosse per colpa loro, che i capitali se li vanno a crescere all'estero, ma poi in Italia cercano gli acquirenti. Gianni Agnelli sapeva molto bene quello che faceva quando decise che era giunto il momento, ai primi anni 90, di far scendere in campo una faccia da culo, che difendesse i diritti dei "poveri" imprenditori miliardari, malvessati dalla Giustizia, la quale non si faceva più i fatti suoi. Questa straordinaria faccia come il culo, paladino dei ricchi, è il campione che esiste e resiste da vent'anni, sopravvissuto al suo stesso creatore. Silvio Berlusconi, per rispondere alle iniziali critiche della Confindustria sulla manovra, consigliò loro di leggerla, perché era convinto che non l'avessero letta. Infatti, dopo averla letta, nessuno di loro mosse più un lamento. Appunto, la manovra non metteva le mani nelle tasche degli Italiani miliardari, come lui aveva promesso, ma dei poveracci. Una volta stabilito ciò, la Marcegaglia ha pregato il Parlamento di non "spolpare" la manovra, cioé di non incominciare a sbucciare la mela; facile fare i rigorosi con le chiappe degli altri (Ricucci pensiero). Ordunque, questo curioso Governo, invece di prendere le difese degli operai di Pomigliano... di Termini... è dalla parte della Fiat, e poco ci manca che consideri questi operai alla stregua di mantenuti scansafatiche. Del resto, come si sa ormai, Agnelli per questo lo mise in gioco... Questi sono i tempi che viviamo, ora, solo ora. Tutto ha un termine, è solo una questione di tempo.
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Niente male, la manovra finanziaria di questo attuale Governo, per arginare la crisi economica, non intacca di un centesimo i capitali dei componenti della Confindustria. Dice che è tutto a debito degli statali, ad esclusione degli onorevoli deputati, che non sono statali. Così personcine come i Montezemoli le Marcegaglie i Marchionni, tanto per fare i nomi più dirigenziali, non cacciano un euro, come se la crisi non fosse per colpa loro, che i capitali se li vanno a crescere all'estero, ma poi in Italia cercano gli acquirenti. Gianni Agnelli sapeva molto bene quello che faceva quando decise che era giunto il momento, ai primi anni 90, di far scendere in campo una faccia da culo, che difendesse i diritti dei "poveri" imprenditori miliardari, malvessati dalla Giustizia, la quale non si faceva più i fatti suoi. Questa straordinaria faccia come il culo, paladino dei ricchi, è il campione che esiste e resiste da vent'anni, sopravvissuto al suo stesso creatore. Silvio Berlusconi, per rispondere alle iniziali critiche della Confindustria sulla manovra, consigliò loro di leggerla, perché era convinto che non l'avessero letta. Infatti, dopo averla letta, nessuno di loro mosse più un lamento. Appunto, la manovra non metteva le mani nelle tasche degli Italiani miliardari, come lui aveva promesso, ma dei poveracci. Una volta stabilito ciò, la Marcegaglia ha pregato il Parlamento di non "spolpare" la manovra, cioé di non incominciare a sbucciare la mela; facile fare i rigorosi con le chiappe degli altri (Ricucci pensiero). Ordunque, questo curioso Governo, invece di prendere le difese degli operai di Pomigliano... di Termini... è dalla parte della Fiat, e poco ci manca che consideri questi operai alla stregua di mantenuti scansafatiche. Del resto, come si sa ormai, Agnelli per questo lo mise in gioco... Questi sono i tempi che viviamo, ora, solo ora. Tutto ha un termine, è solo una questione di tempo.
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mercoledì, aprile 28
Ci sono Alieni e Alieni.
Che altre vite oltre la nostra, nell'Universo esistano non è probabile, è sicuro. Ma le parole di questo noto astrofisico fanno sorridere. Secondo il suo parere dobbiamo evitare qualsiasi contatto con gli alieni altrimenti ci rovinano. Me la tengo a mente 'sta cosa, appena mi capita di incontrare un omino bianco lattiginoso con la testa da cicciabomba e gli occhi da calamaro gigante, cambio strada. Ed è inutile che mi rincorra con la mano tesa gridando "vengo in pace", non ci credo. Più arduo se l'alieno è un'aliena dalle fattezze di Megan Fox, come fai a scappare davanti alle sue avances pacificatorie!? Se è così, mi dispiace... la Terra è fottuta.
in alto, una delle possibili forme aliene
martedì, marzo 30
Lazio e Campania le miracolate d'Italia.
Nel Lazio, ha vinto la ricca borghesia di centro destra che ha riempito anche le liste, ma votata da una maggioranza di reddito medio basso. L’apporto decisivo è arrivato dal basso Lazio, storicamente di destra. Però, mentre prima AN rappresentava la gente dalla base in modo più o meno decente, ora questa è non rappresentata dal pdl che è il partito degli imprenditori, dei costruttori, dei nababbi, dei cafoni arricchiti dei furbetti dei quartierini, i beneficiari del successo elettorale.
Se un Caltagirone appoggia la Polverini ci sarà un perché?!
Le conseguenze di questo voto sono molteplici.
1 Serissimo pericolo per l’Agro Romano e laziale e per le sue coste.
2 Maggiore influenza del Vaticano nelle gestione delle proprietà in suolo italiano.
3 Ulteriore recrudescenza del fenomeno di razzismo ed episodi di bullismo, violenze gratuite. L a microcriminalità è sempre rappresentata da delinquenti che si professano di destra. Questa vittoria della destra li autorizza ad osare.
Ma c’è di più, perché i soldi si fanno con tutto ed i piaceri si contraccambiano. La Polverini ha da contraccambiare molti signorotti che l’hanno tenuta su con le rispettive mogli a seguito; c'è la sanità, l'energia, lo smaltimento dei rifiuti, l'acqua, il turismo... ora è il tempo di spartirsi le fette di torta, il paese di Bengodi.
Le cricche dei Bertolasi con la benedizione del Papa, faranno sfracelli… per il bene del Lazio… Il sogno più grande è un immane terremoto nella regione, per creare un nuovo "Miracolo Italiano", mettere le mani sull'Agro Romano senza i lacci dei vincoli ambientali, annullati per legge straordinaria; la "burocrazia" dei concorsi e delle gare scavalcata con scelta diretta delle imprese da parte della dirigenza della Prot. Civile e del Governo, per la veloce costruzione di nuovi alloggi pesanti, senza utilizzare i soldi per una ricostruzione, poco redditizia e poco visibile. Esattamente come è successo in Abruzzo, grande miracolo del Governo attuale. Grandissima puttanata per molti, chiunque sarebbe stato capace, con i soldi degli altri, degli Italiani, ed il culo degli Abruzzesi, edificare a fungaia dalla sera alla mattina. Gli speculatori sono specializzati in miracoli, l'Agro è fertile terreno di miracoli da 60 anni e senza preghiere... si prospettano nuovi miracoli italiani.
Per la Campania, ritengo che sia una comica, una farsa. Da queste parti la maggioranza che ha votato Caldoro manco sapeva chi fosse. Hanno votato Berlusconi. Il candidato poteva essere chiunque, lo hanno eletto a scatola chiusa; l’uomo mascherato poteva essere Totò Riina, Salvatore Lo Piccolo, Matteo Messina Denaro, un boss del clan dei Casalesi… avrebbe vinto comunque, e chissà… magari ha vinto veramente. La sottocultura nel Napoletano è un malessere storico, radicato e mai debellato o almeno ridotto; è un terreno fertile per piazzare campagne politiche prepotenti. Raramente la borghesia illuminata ha avuto la forza di segnare la via, la massa prevale e la massa è ignorante, nel Napoletano particolarmente. Un certo modus vivendi di collegamento alle imprese, è il motore truccato della provincia, ha dei sussulti di egemonia quando i desideri coincidono con quelli politici, altrimenti persiste ben nascosto dal popolo. Questa volta il popolo sovrano ha votato bene. Come si poteva non votare Lui che ha fatto il miracolo di far sparire la spazzatura? C'è un modo di vedere fatalista, occhio non vede dente non duole. Se il male non si manifesta fisicamente non esiste! Sono istintivi, reagiscono solo al momento, purtroppo quando è troppo tardi. Ci manca la lunga visione, le conseguenze delle cause, tiriamo a campare e il Vesuvio che incombe è una summa della nostra realtà. Il grande miracolo della mondezza è una grande patacca. Chiunque ne sarebbe stato capace, trovi una cava e ci fai sparire tutta la monnezza del Regno. Bassolino aveva le mani legate, per motivi ambientali, se l'avesse fatto lui lo avrebbero inquisito, come è successo a De Luca per Salerno. Ma i Bertoleroi no, con i superpoteri sono immuni alle leggi (e alle dimissioni), riempire la fossa è un attimo. Il risultato si manifesterà tra qualche anno, con l'aumento delle leucemie; perché non c'è impermeabilizzazione che tenga, il percolato scivola dolcemente inquinando le falde e fertilizzando i terreni coltivati della zona. Grazie Silvio, ci volevi tu per fare questa grande cazzata, altro che miracolo; anche un ragazzino ne sarebbe stato capace. Era proprio quello che si voleva evitare, soluzioni sbrigative che risulteranno peggiori del problema. Per ora i Napoletani non vedono e non si dolgono, almeno nell'immediato, poi si vedrà. Il problema non è risolto, nascondere non è miracolo, ma gioco di illusionista. Ci sarà altra emergenza, e magari altra ricerca di sito dove dispensare l'amore, tumori a piene mani. E se non riuscirà a sconfiggere il cancro entro tre anni? Con chi se la prenderanno i Napoletani? sarà ancora in attività il responsabile di tutto ciò? In mancanza dell'Eroe e del suo Santo protettore, Caldoro verrà utile all'occasione, ignaro o incosciente? Si capisce perché hanno scelto lui, nessuno si prendeva 'sto guaio tra le mani.
giovedì, marzo 11
Il decreto interpretativo autentico, nella storia. La casa di Fiammetta.
la casa di Fiammetta

Uno dei primi interventi di "decreto interpretativo autentico" che si ricordi a Roma risale al 1479.
Fiammetta Michaelis giunse in città all’età di 13 anni, insieme alla madre. Da lei ereditò la professione di meretrice.
Divenne, giovanissima, amante del cardinale umanista Iacopo Ammannati. Dopo un anno e mezzo di focosi incontri, nel 1479, il cardinale passò a 'miglior vita' (secondo i punti di vista).
Egli volle esserle riconoscente e nelle disposizioni testamentarie le lasciò tutti i suoi averi.
Ma… ma… la corte pontificia non poteva permettere che una simile fortuna andasse perduta né che un porporato, con tale lascito, facesse ben intendere quale fosse il reale legame con la fanciulla. Sicché il papa Sisto IV bloccò il testamento e nominò una commissione apposita che studiasse il modo migliore per uscire fuori dall’impiccio della LEX. Fu così emanato un DECRETO INTERPRETATIVO, su misura, una leggina che definisse in modo AUTENTICO, le reali disposizioni testamentarie del defunto.
Fu interpretato che il lascito non era una eredità vera e propria per i servigi resi al cardinale ma una pia donazione "per amore di Dio e per provvederla di una dote", insomma un’opera di carità ad una disgraziata. I beni, per tal motivo considerati eccessivi, vennero ridotti notevolmente. Ciò nonostante Fiammetta divenne proprietaria di almeno quattro immobili:
una vigna con casino presso la Porta Viridaria del Vaticano;
una casa con torre nel vicolo della Palma (scomparso), presso la
chiesa dei Santi Simone e Giuda, oggi sul vicolo di San Simone;
una casa, in via dei Coronari 157, oggi rimaneggiata , in foto;
una casa in via Acquasparta 16, sulla piazza che prende il nome della cortigiana e che viene ricordata come Casa di Fiammetta, ma dove probabilmente non andò mai ad abitare.
ps
Negli anni Trenta, la casa in via dei Coronari si presentava restaurata riproponendo la originaria facciata. In particolare era presente un caratteristico portico a due fornici con colonna centrale. Ma come si può notare i fornici, negli anni a seguire sono stati trasformati in due anonimi e diseguali vani rettangolar funzionali a due portoni, la colonna centrale è sparita, con la speranza che sia almeno inglobata nel muro. La ricerca della rendita supera il rispetto della memoria e dei beni artitici e monumentali. (Poi posto il disegno originale)
Uno dei primi interventi di "decreto interpretativo autentico" che si ricordi a Roma risale al 1479.
Fiammetta Michaelis giunse in città all’età di 13 anni, insieme alla madre. Da lei ereditò la professione di meretrice.
Divenne, giovanissima, amante del cardinale umanista Iacopo Ammannati. Dopo un anno e mezzo di focosi incontri, nel 1479, il cardinale passò a 'miglior vita' (secondo i punti di vista).
Egli volle esserle riconoscente e nelle disposizioni testamentarie le lasciò tutti i suoi averi.
Ma… ma… la corte pontificia non poteva permettere che una simile fortuna andasse perduta né che un porporato, con tale lascito, facesse ben intendere quale fosse il reale legame con la fanciulla. Sicché il papa Sisto IV bloccò il testamento e nominò una commissione apposita che studiasse il modo migliore per uscire fuori dall’impiccio della LEX. Fu così emanato un DECRETO INTERPRETATIVO, su misura, una leggina che definisse in modo AUTENTICO, le reali disposizioni testamentarie del defunto.
Fu interpretato che il lascito non era una eredità vera e propria per i servigi resi al cardinale ma una pia donazione "per amore di Dio e per provvederla di una dote", insomma un’opera di carità ad una disgraziata. I beni, per tal motivo considerati eccessivi, vennero ridotti notevolmente. Ciò nonostante Fiammetta divenne proprietaria di almeno quattro immobili:
una vigna con casino presso la Porta Viridaria del Vaticano;
una casa con torre nel vicolo della Palma (scomparso), presso la
chiesa dei Santi Simone e Giuda, oggi sul vicolo di San Simone;
una casa, in via dei Coronari 157, oggi rimaneggiata , in foto;
una casa in via Acquasparta 16, sulla piazza che prende il nome della cortigiana e che viene ricordata come Casa di Fiammetta, ma dove probabilmente non andò mai ad abitare.
ps
Negli anni Trenta, la casa in via dei Coronari si presentava restaurata riproponendo la originaria facciata. In particolare era presente un caratteristico portico a due fornici con colonna centrale. Ma come si può notare i fornici, negli anni a seguire sono stati trasformati in due anonimi e diseguali vani rettangolar funzionali a due portoni, la colonna centrale è sparita, con la speranza che sia almeno inglobata nel muro. La ricerca della rendita supera il rispetto della memoria e dei beni artitici e monumentali. (Poi posto il disegno originale)
martedì, febbraio 23
speaker di tg - CHE ME FREGA?!
Spesso mi chiedo perché si chiamano giornalisti quelli che leggono le notizie dei telegiornali, o perché c’è bisogno di un titolo di giornalista per farlo. Si tratta solo di speaker televisivi, senza diritto di cronaca e di cervello, che si limitano a leggere notizie preparate ad arte da altri e dalle quali non possono differire neanche di una virgola.
Giorni fa seguivo il tg 1 con in studio Maria Luisa Busi, la guardavo e la ammiravo. Imperturbabile, da anni legge le notizie, cambiano i governi, cambiano i direttori e lei legge senza batter ciglio, tutto ed il contrario di tutto, ci vuole una grande capacità, resistenza e volontà di spirito per farlo. Lei e gli altri colleghi del tg1. Per un gioco di combinazioni, proprio la povera Busi, un paio di giorni dopo, si è dovuta scontrare con il lato oscuro della sua professione. Mentre era all’Aquila, intenta a preparare un servizio esterno per un programma di informazione di cui Minzolini è direttore, è stata contestata dagli abitanti. Un conto è stare al chiuso di uno studio televisivo e seguire tutte le linee editoriali, dei governi che si susseguono, protetti e al calduccio, un altro conto è dar conto a coloro che “subiscono” le notizie, diffuse nell’etere. Considero la Busi una personcina intelligente, che probabilmente ha una propria idea del mondo, della politica, quando legge quello che legge, si chiederà anche: “ma che mi fanno dire?” Però, tiene famiglia e allora per il santo stipendio va bene tutto. La filosofia del giornalista di tg è quella espressa una volta dalla simpatica Cristina Guerra, sempre del TGUNO. Nella sua solita edizione mattutina, non l’hanno mai spostata in altro orario, si lasciò scappare, alla fine di un collegamento un “… che me frega?!”.
giovedì, febbraio 18
Monica Setta la regina del sinonimo esclusivo
Mi è capitato di seguire la trasmissione che Monica Setta conduce sulla Rai, il Fatto quotidiano. Monica Setta è nota al pubblico per le sue mise scapezzolanti e inguinali, che si ostina a proporre alla sua tenera età, salvo essere bloccata dai responsabili Rai, come è accaduto ultimamente. Una maniera come un’altra per attirare l’attenzione su di sé. Un’ altra sua carta per cercare l’audience è quella di fomentare la curiosità dello spettatore, creando delle attese (scuola Biscardi). In una solo puntata, una sola, ella è stata capace di mettere insieme questa trafila di sinonimi di significato:
Ultimissime
Novità assoluta
Anteprima
Primizie
In esclusiva
Notizie fresche
Per la prima volta concede solo a noi
Anticipazioni
Gustosissime notizie
Sorprese dell’ultimo minuto
Grande sorpresona
Sondaggio esclusivo
Servizio esclusivo
Le agenzie stanno uscendo ora
Clamorosa rivelazione
Roba che fa scalpore
Sensazionale
Scooppone
Mai prima d’ora
Ne sentiremo delle belle
A breve un colpo a sorpresa
Assisteremo ad un evento
Ve lo dico dopo
Testimonianza in esclusiva da noi
Scopriremo tra poco
Vedremo qualcosa di molto importante
Un’ANSA di due secondi fa
Di solito l’attesa resta delusa, le notizie “freschissime” in realtà sono già state diramate dai media della più meridionale regione dell’ex Congo belga. Le sorprese vengono rimandate a dopo la pubblicità e lo spettatore, in ansia, sta lì ad aspettare sino a quando, con una bella faccia da culo, la Setta saluta tutti e chiude la trasmissione. E lo scooppone? E le gustosissime notizie? E le novità golose? Allo spettatore non resta che deglutire la saliva.
L ’ "Ansa di due secondi fa" è fenomenale. In pratica c’è da supporre che lei abbia nei capezzoli delle antenne potentissime, motivo per cui cercano l’uscita dalla scollatura, che la mettono in collegamento direttissimo con l’ANSA e tutte le agenzie del pianeta incluso l'Endeavour orbitante; in due secondi le news vengono trasferita dalle zizze al cervello.
Il guaio è che una volta arrivate al cervello si perdono nella nebbia.
mercoledì, gennaio 20
giovedì, dicembre 3
EX-TRA CORONA per un povero principe
C’è un dirigente in Rai, forse per conto terzi, che protegge e porta avanti un certo Emanuele Filiberto di Savoia, un povero giovine in canna, senza arte né parte, che ha da mantenere una famiglia. Tale méntore avrà i suoi buoni motivi, deve essere un uomo pio che ha teso la mano a 'sto disgraziato. È opera buona e caritatevole fargli vincere un premio di ballo televisivo per alzargli la notorietà, opera buona e caritatevole sdoganarlo, dopo averci provato in politica dove non si butta via niente, e ficcarlo in ogni trasmissione con accompagnamento di lodi ridondanti, per prepararlo all’opinione dei tele- spettatori, in prospettiva della conduzione di Sanremo, valletto a peso d’oro a fianco di Clerici. Se non che, il nonnetto paterno di questo giovine, Umberto, in esilio aveva, al 1948, un conticino bancario in Inghilterra per le spesuccie EXTRA di ex-CORONA, di appena TRE MILIARDI di LIRE di allora, T R E seguìto da NOVE zeri, 3. 0 0 0. 0 0 0. 0 0 0. Ricalcolarli al costo della vita di oggi sarebbe faticoso per noi semplici terrestri, mai arrivati neanche col pensiero a quelle vette astronomiche. Possibile che il padre se li sia spesi tutti a puttane?
ps
indice istat: coefficiente 1948/2009=33,7706. Circa 100 miliardi di lire, 50 milioni di euro attuali.
lunedì, novembre 16
Topo Gigio e le vere avvertenze sul vaccino contro l'influenza
Questa è la reale pubblicità progresso di Topo Gigio:
sabato, luglio 11
Effetti collaterali del berlusconismo

Se non si berluscondanna, si berlusconvalida.
Tra i vari effetti prodotti dall'attuale in carica pr. del Consiglio, ma si spera che il fenomeno scemi, alla scadenza del mandato, è lo sdoganamento del mignottismo. Non credo che sia una liberalizzazione per il costume femminile ma uno svilimento di matrice maschilista. Ottenere beni materiali, anche in termini di posizione sociale, in cambio di sesso va bene per donne prive di interesse per la propria reale crescita intellettuale, ed anche se appaiono preparate è solo fiction, rappresentazione, esteriorizzazione, immagine dietro la quale si cela il nulla, queste donne saranno sempre uomo-dipendenti. L'autrice di questa new revision del manuale delle giovani marmotte, ha forzato la sfera di pertinenza del mignottismo, andando ad includere tutta l'arte della seduzione. Così per questo sunto tutte le donne sono mignotte, è un cadere in un assolutismo potenzialmente identico ad un' arcaica e becera interpretazione della religione cristiana secondo la quale tutte le femmine hanno dentro il peccato originale, se non altro perché per ottenere un figlio devono cercare l'accoppiamento.
Per l'autrice il mignottismo assurge a valore positivo ed è in fondo praticato da tutte le donne, in modo spontaneo, perché lei include anche la semplice massaia che con un sorriso si fa scalare il prezzo dal fruttarolo.
Il mignottismo non è certo questo; se tutte le donne si dessero sul serio al mignottismo vero non avremmo più medici ingegneri scienziati donne e madri valide... anche se la categoria delle deputati e ministri donne sarebbe salva...
sabato, gennaio 17
Due pesi, una misura (la sesta)
Ultimamente assistiamo ad un'esacerbazione in tv di un certo tipo di soggetto femminile, anche chi non frequenta certi programmi televisivi è costretto a conoscerli perché stampa e notiziari ne dilatano la presenza.
Donne che nella vita farebbero le prostitute ad ore, si mettono nel letto di un potente, sgradevole quanto sia, per guadagnarci di più ed entrare nel mondo dei lustrini, per la
quasi totalità televisivo; essere rispettate e riverite, col baciamano d pezzi grossi della politica,
della chiesa, della finanza e dello spettacolo.
Non c'è quindi da meravigliarsi che alcune giovanissime e procaci fanciulle, spuntate dal nulla, si
ritrovino ad un tratto in tutti gli avvenimenti mediatici legati al piccolo schermo. Non è una novità, solo che ora si fa alla luce del sole, in maniera spudorata senza più scandali, senza più
rivendicazioni sulle raccomandazioni, senza più pretendere che la mignottella, balzata dal letto del suo protettore al palco televisivo, sappia almeno fare qualcosa, oltre che scopare. E perché? perché chi è al potere alimenta questo mercato di scambio. Le puttane dei potenti sono una categoria protetta.
Ci sono due gradi di prostituzione, quella bassa e quella alta. La prima viene considerata
immorale, anche se per sussistenza personale, e perseguitata per legge se fatta in strada,
è più facile moraleggiare sui deboli. Poi c'è quella a livello superiore, a uso e
consumo dei potenti che curiosamente non viene considerata immorale. Uno ci provò e finì al
rogo, lasciando come ricordo una sedia. Ricapitolando, i ricconi possono bazzicare tutte le
puttanone che vogliono, anche dieci, in una sola notte di orge, nel pieno rispetto della legge
Carfagna, senza essere considerati 'zozzi', solo perché possono permettersi di portarsele al chiuso di un confortevole albergo, e non per questo non sono puttanieri; privilegiati giocatori di calcio o onorevoli deputati, alti dirigenti pubblici, oppure vecchi bavosi invitano a pagamento o con promesse di spettacolo, pulzelle appena maggiorenni, nei loro palazzi graziosi senza ricevere il disgusto dell'opinione pubblica, qualora se ne accorgesse, ma anzi ottenendo ammirazione! Invece i poveri clienti e le operatrici più disgraziate, costretti ad andar per strada per mancanza di mezzi, sono additati come depravati e denunciati, oltre ad essere esposti alla gogna della pubblicazione.
La legge non è uguale per tutti, soprattutto quando è fatta da chi non è uguale agli altri. Le
prostitute protette dai potenti sono 'signore', le prostitute per strada sono 'puttane'. I potenti che
vanno in giro con le puttane sono playboy, i poveracci che raccattano una prostitute infreddolita
per strada sono dei porci. È la vita.
venerdì, gennaio 9
Zoccola di classe
continuando l'argomento di un post precedente...
Una volta i tacchi da zoccola, e quindi il vestiario intero, li portavano solo le zoccole. Oggi li portano in molte perché vanno di moda, per cui se una donna indossa scarpe da zoccola non è una zoccola a priori. Ciò non toglie che potrebbe anche esserla perché anche la zoccolaggine va di moda, e molte per essere a passo con i tempi si dedicano a questo passatempo, come insegna il mondo dello spettacolo (e della politica). Dalle professoresse alle ministre, dalle psicologhe alle dottoresse, dalle avvocatesse alle commesse, per chi se lo può permettere (fisicamente), e anche per chi non se lo può permettere (orrore) è tutta una corsa a chi si veste più da zoccola, un po' come l'abito di superman che però al contrario dentro sei una 'normale', se normalità significa non essere zoccola. Negli anni Cinquanta e Sessanta solo le attrici e le signore/ine alto-borghesi si potevano permettere di vestire da zoccola senza il rischio di essere additate come zoccole, anche se lo erano. Le donne di umili origini, se osavano tentare di mettersi alla moda e scimmiottare i ranghi superiori, erano immediatamente schedate come 'puttane'; infatti per l'alto costo, gli abiti da zoccola se li potevano permettere solo le ricche di famiglia, le mantenute e le puttane di alto bordo, per l'appunto. Ma è anche vero che ancor prima del Cinquanta era pressoché illogico che una donna povera si vestisse da zoccola per puro piacere libertino, passava piuttosto direttamente agli abiti succinti e miseri delle puttane di strada per necessità. Insomma vestire da zoccola (ed esserlo) era una prerogativa esclusiva delle signore dal tenore di vita elevato. Per fortuna la rivoluzione dei costumi ha piallato questa idiosincrasia di classe, ed oggi, come detto, anche le donne di media e bassa estrazione sociale possono vestirsi da zoccole, come le signore di alto lignaggio da Messalina in poi, senza essere riconosciute come zoccole anche se realmente non lo sono, a differenza di quelle, da Messalina in poi, che tutt'ora lo sono, perché la classe non è acqua e certe tradizioni non si perdono.
sabato, dicembre 20
Scazzeggi di fine anno Beckham Veltroni Zoccole
Beckham sbarca a Milano. Anche nel calcio, il Silvio nazionale non si smentisce. Per lui l'immagine è più importante della qualità. Dopo aver introdotto in parlamento personaggi discutibili nella preparazione iniziale, solo per l'immagine, ora anche nel calcio applica lo stesso principio, derivato dallo spettacolo che è la sua unica materia espressiva. Va a spendere una cifra rimasta oscura per avere in prestito un giocatore in caduta libera, che offre solo l'immagine ed il suo seguito di eccessi, a incominciare dalla moglie anoressica per noia e dalla conduzione di vita sopra la linea del futile. Ma il calcio è una cosa seria, non è politica, lì contano i fatti e neanche i consulenti ai piedi gli può mettere come ha fatto con i suoi ministri-bambini, i tifosi sono più esigenti degli elettori. Più che altro i due serviranno ad aumentare le tirature dei giornalini di gossip, con privilegio di prima mano del settimanale padronale guidato da Signorini. Daranno un po' di ossigeno all'ascolto dei programmi di Mediastasi con ospitate regali a titolo gratuito o interviste pereg(r)hine. E dopo aver esautorato la gallinella dalle uova d'oro, dato che nel calcio chi perde se ne va, gli daranno il ben servito, esattamente alla fine della stagione televisiva.
Veltroni ha tuonato pacatamente sulle dirigenze del partito democratico, il ricambio ai posti di comando deve essere più frequente in modo da evitare collusioni e favoritismi di reggenza. A quel punto una persona munita di senso logico avrebbe pensato: Allora adesso si ritira, per far posto ad un altro. Ed invece cosa dice: "... e per ciò, datemi più potere!!!". Una gran dote di coerenza. Ma si sa, la politica non è come il calcio, chi perde non se ne va, si rimette in coda ad aspettare il turno, basta avere perseveranza e quella a loro non manca; perché tanto l'elettore o si mangia questa minestra o si butta dalla finestra.
Il termine "zoccola", per chi non lo sapesse, non è di origine napoletana, dove per altro viene usato, come si sa, anche per identificare i ratti che abitano le fogne, ma romana. Indicava le donne in penitenza, in Alto Medioevo sino al Rinascimento inoltrato, che portavano ciabatte di legno, gli zoccoli. Non erano però delle Maddalene pentite, piuttosto fanatiche religiose, per le quali ogni banale azione era pretesto per far atto di costrizione, come l'auto-fustigazione delle suore. Quest'ultima pratica generava dipendenza dai connotati masochistici, in quanto era sostitutiva dell'atto sessuale. L'arnese che serviva per infierire sul proprio corpo, assumeva simbolicamente il ruolo dell'organo maschile, il flagello, ma anche il cilicio, che penetravano le carni come il fallo; queste donne, nel chiuso delle loro celle monacali, durante la flagellazione, potevano arrivare anche all'orgasmo. Se poi la pratica veniva svolta in due, si avevano comportamenti sado-masochisti. La fustigazione, diventava nello stesso tempo punizione e peccato, e mai poteva trovare termine.
Veltroni ha tuonato pacatamente sulle dirigenze del partito democratico, il ricambio ai posti di comando deve essere più frequente in modo da evitare collusioni e favoritismi di reggenza. A quel punto una persona munita di senso logico avrebbe pensato: Allora adesso si ritira, per far posto ad un altro. Ed invece cosa dice: "... e per ciò, datemi più potere!!!". Una gran dote di coerenza. Ma si sa, la politica non è come il calcio, chi perde non se ne va, si rimette in coda ad aspettare il turno, basta avere perseveranza e quella a loro non manca; perché tanto l'elettore o si mangia questa minestra o si butta dalla finestra.
Il termine "zoccola", per chi non lo sapesse, non è di origine napoletana, dove per altro viene usato, come si sa, anche per identificare i ratti che abitano le fogne, ma romana. Indicava le donne in penitenza, in Alto Medioevo sino al Rinascimento inoltrato, che portavano ciabatte di legno, gli zoccoli. Non erano però delle Maddalene pentite, piuttosto fanatiche religiose, per le quali ogni banale azione era pretesto per far atto di costrizione, come l'auto-fustigazione delle suore. Quest'ultima pratica generava dipendenza dai connotati masochistici, in quanto era sostitutiva dell'atto sessuale. L'arnese che serviva per infierire sul proprio corpo, assumeva simbolicamente il ruolo dell'organo maschile, il flagello, ma anche il cilicio, che penetravano le carni come il fallo; queste donne, nel chiuso delle loro celle monacali, durante la flagellazione, potevano arrivare anche all'orgasmo. Se poi la pratica veniva svolta in due, si avevano comportamenti sado-masochisti. La fustigazione, diventava nello stesso tempo punizione e peccato, e mai poteva trovare termine.
domenica, settembre 7
...RONZATE
A volte capita di sentire delle simpatiche boutade dai migliori rappresentanti della politica italiana. La prima reazione che abbiamo di solito è uno sbuffo di riso. Il fatto è che questi quando le raccontano lo fanno convinti. E non c'è niente da ridere perché tra il dire e il fare ci mettono un attimo.
Sembra che facciano a gara a chi le spari più grosse e altrettanto a chi le realizzi più grosse, una gara equamente divisa dalle superiori “menti” della sinistrata destrorsa politica italiana.
Quando per esempio sentii il già sindaco Veltroni parlare per la prima volta della possibilità di svuotare il Pincio per ricavarci un utilissimo e indispensabile silos interrato di parcheggi, credei ad una delle tante stronzate che si dicono quando si pensa a bocca aperta. Anni ed anni di lotta contro il primo sacco di Roma del Dopoguerra avevano insegnato pur qualcosa?! E invece no! Mai immaginavo che le menti perverse di accattoni del mercato delle costruzioni, aveva già elaborato un piano d’attacco progettuale e giuridicamente inattaccabile per realizzare l’imponderabile, senza se e senza ma. Ed eccoci ora punto e a capo all’alba del nostro nuovo tramonto, io sono convinto che Pasolini non era avanti a noi ma siamo noi ad essere regrediti; il progresso è una pura ipotesi filosofica perché si scontra contro gli interessi economici. Il mondo va avanti con il profitto non con la cultura, anche se è la cultura a salvare le chiappe a questa umanità, quando i danni degli interessi economici arrivano alle guerre alle carestie alla fame alla distruzione del patrimonio mondiale; è la cultura (scientifica ed umanistica) a raddrizzare di nuovo il percorso dell’uomo. Ma non divaghiamo.
Questa fine estate è stata il Ministro Gelmini a soddisfare la nostra sete di stronzate. Da prima aveva riferito che il maestro unico è la migliore soluzione per l’istruzione dei bambini, poi si è capito che il vero motivo non è la bisogna degli studenti ma il più volgare interesse di cassa, il taglio degli insegnati. Naturalmente tutto ciò si risolverà con la semi-privatizzazione della scuola PUBBLICA. Il che significa far quadrare il cerchio
. Ma non oso dare colpe al Ministro che non ha colpe, come del resto non le ha l’altra Ministro, Carfagna, o l’altro Ministro, Alfano, chiunque poteva essere al loro posto. Il loro ruolo effettivo è prossimo allo zero assoluto. Si limitano ad essere semplici interpreti dei pezzi scritti dagli autori grandiosi di questo attuale spettacolo tragi-comico, che alcuni chiamano Governo.
L’ultima stronzata vocalizzata in ordine di tempo è dell’assessore all’Istruzione della Regione Veneto: Elena Donazzan. Propone la religione cattolica come insegnamento OBBLIGATORIO nelle scuole pubbliche. Le motivazioni sono fantasmagoriche, esattamente alla stessa stregua della letteratura italiana o della storia nazionale. Lo studente (inclusi quelli di altre religioni) ha il dovere di conosce la religione cattolica perché fa parte della tradizione e della cultura italiana, e inoltre: “Lo studio della religione cattolica è da inserirsi in un ambito più ampio. Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni, in Italia da sempre anche se non lo vogliamo riconoscere questi principi non derivano dal giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana”. Se queste cosucce le avesse dette un uomo qualun
que, si tirerebbe avanti con un sorriso compassionevole, ma è già scritto un ddl. Per prima cosa il nostro assessore sembra che non faccia distinzione tra Cristianesimo e Cattolicesimo. Seconda cosa è che il Cattolicesimo non aveva certo tra i suoi meriti quello di difendere la vita, per principio. Considerando che forse alcune lezioni di Storia della Religione Cattolica dovrebbe essere proprio Lei a riceverle, per prima, l’ultimo Papa re Pio IX, “l’infallibile”, fece scorrere la lama ghigliottina sino all’ultimo giorno disponibile, 1869. Ed ancora questa avrebbe scolato sangue a Piazza del Popolo o sotto Castel Santangelo se l’anno successivo, con la simbolica breccia di Porta Pia, non si fosse messo termine al potere temporale e a questa pratica becera che già molti osservatori europei giudicavano come barbara. Saranno queste le origini della tradizionalista assessore?
Sembra che facciano a gara a chi le spari più grosse e altrettanto a chi le realizzi più grosse, una gara equamente divisa dalle superiori “menti” della sinistrata destrorsa politica italiana.
Quando per esempio sentii il già sindaco Veltroni parlare per la prima volta della possibilità di svuotare il Pincio per ricavarci un utilissimo e indispensabile silos interrato di parcheggi, credei ad una delle tante stronzate che si dicono quando si pensa a bocca aperta. Anni ed anni di lotta contro il primo sacco di Roma del Dopoguerra avevano insegnato pur qualcosa?! E invece no! Mai immaginavo che le menti perverse di accattoni del mercato delle costruzioni, aveva già elaborato un piano d’attacco progettuale e giuridicamente inattaccabile per realizzare l’imponderabile, senza se e senza ma. Ed eccoci ora punto e a capo all’alba del nostro nuovo tramonto, io sono convinto che Pasolini non era avanti a noi ma siamo noi ad essere regrediti; il progresso è una pura ipotesi filosofica perché si scontra contro gli interessi economici. Il mondo va avanti con il profitto non con la cultura, anche se è la cultura a salvare le chiappe a questa umanità, quando i danni degli interessi economici arrivano alle guerre alle carestie alla fame alla distruzione del patrimonio mondiale; è la cultura (scientifica ed umanistica) a raddrizzare di nuovo il percorso dell’uomo. Ma non divaghiamo.
Questa fine estate è stata il Ministro Gelmini a soddisfare la nostra sete di stronzate. Da prima aveva riferito che il maestro unico è la migliore soluzione per l’istruzione dei bambini, poi si è capito che il vero motivo non è la bisogna degli studenti ma il più volgare interesse di cassa, il taglio degli insegnati. Naturalmente tutto ciò si risolverà con la semi-privatizzazione della scuola PUBBLICA. Il che significa far quadrare il cerchio
. Ma non oso dare colpe al Ministro che non ha colpe, come del resto non le ha l’altra Ministro, Carfagna, o l’altro Ministro, Alfano, chiunque poteva essere al loro posto. Il loro ruolo effettivo è prossimo allo zero assoluto. Si limitano ad essere semplici interpreti dei pezzi scritti dagli autori grandiosi di questo attuale spettacolo tragi-comico, che alcuni chiamano Governo.L’ultima stronzata vocalizzata in ordine di tempo è dell’assessore all’Istruzione della Regione Veneto: Elena Donazzan. Propone la religione cattolica come insegnamento OBBLIGATORIO nelle scuole pubbliche. Le motivazioni sono fantasmagoriche, esattamente alla stessa stregua della letteratura italiana o della storia nazionale. Lo studente (inclusi quelli di altre religioni) ha il dovere di conosce la religione cattolica perché fa parte della tradizione e della cultura italiana, e inoltre: “Lo studio della religione cattolica è da inserirsi in un ambito più ampio. Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni, in Italia da sempre anche se non lo vogliamo riconoscere questi principi non derivano dal giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana”. Se queste cosucce le avesse dette un uomo qualun
que, si tirerebbe avanti con un sorriso compassionevole, ma è già scritto un ddl. Per prima cosa il nostro assessore sembra che non faccia distinzione tra Cristianesimo e Cattolicesimo. Seconda cosa è che il Cattolicesimo non aveva certo tra i suoi meriti quello di difendere la vita, per principio. Considerando che forse alcune lezioni di Storia della Religione Cattolica dovrebbe essere proprio Lei a riceverle, per prima, l’ultimo Papa re Pio IX, “l’infallibile”, fece scorrere la lama ghigliottina sino all’ultimo giorno disponibile, 1869. Ed ancora questa avrebbe scolato sangue a Piazza del Popolo o sotto Castel Santangelo se l’anno successivo, con la simbolica breccia di Porta Pia, non si fosse messo termine al potere temporale e a questa pratica becera che già molti osservatori europei giudicavano come barbara. Saranno queste le origini della tradizionalista assessore?
mercoledì, luglio 16
Spigolature di cronaca
Sgarbi ha detto che l'arresto di Ottaviano Del Turco è un avvertimento
della magistratura alla sinistra affinché non dialoghi con la
maggioranza al Governo sulla Giustizia. Ricapitolando: se viene messo
sotto processo un esponente di destra c'è un accanimento persecutorio
delle toghe rosse, se viene messo in galera un esponente di una giunta
di sinistra c'è un accanimento persecutorio della magistratura.
Qualcosa non quadra. Forse forse c'è una spiegazione più logica e
limpida... che la magistratura faccia semplicemente il suo dovere,
perché la legge è uguale per tutti? È invece chiaro il segnale della
Casta alla Magistratura (ormai unica garante della democrazia della
nostra Costituzione): questi politici non vogliono essere indagati e fanno
quadrato per difendersi, chiunque sia coinvolto, come vecchi bufali
testardi. L'immunità integrale dei due rami del parlamento è ormai alle
porte.
Ricordo una frase di Funari che mi colpì particolarmente, anche perché
diceva una cosa che io avevo sempre pensato, sebbene in termini
diversi: "Ci sono alcuni uomini che non hanno un'anima". Voleva proprio
intendere "anima", quella anima, in modo tangibile. Se anche la Chiesa
accetta ormai che molti animali nel corso della loro esistenza possano
sviluppare una sorta di anima, arriviamo all'amara considerazione che in
modo altrettanto verosimile, spiritualmente parlando, alcune persone
siano quasi prive di un'anima o la perdano per strada, intesa laicamente
con Coscienza.
La descrizione degli aguzzini nazisti, rientra paradigmaticamente in
questa visione; uomini con occhi piatti dilaniavano i corpi dei neonati
sbattendoli contro le pareti di una chiesa di un paesino, durante l'occupazione tedesca
in Russia, erano uomini privi di un'anima. Spesso si incontrano questi
individui, confusi tra la folla, esseri automi che se non fanno del male è
per le contingenze della vita. Ma se capita l'occasione si svela tutto il
loro vuoto interiore. Esistono certamente, e spesso occupano anche
ruoli importanti nella nostra società. C'è chi li sa 'adoperare'. I dittatori
scelgono spesso tra questi esseri senza anima, perché eseguono
volenterosamente gli ordini senza farli filtrare nella coscienza.
Volenterosi carnefici. Si riconoscono dagli occhi piatti, essi non pensano
oltre la retina.
Matteo Cambi, il giovane (ex) imprenditore, finito dentro per bancarotta,
non risponde alle domande dei giudici. Gli avvocati dicono che non lo fa
apposta, è in crisi di astinenza da stupefacenti. Ordunque... 1+1=2
Se Matteo Cambi è un cocainomane, una sua potenziale fidanzata ne
sarebbe per forza a conoscenza. Facciamo quindi una relazione logica:
Eleonora Benfatto, Arianna Marchetti, Fernanda Lessa (cocainomane
dichiarata), Mascia Ferri, Flavia Vento, Elisabetta Gregoraci, Anna
Falchi 'amica intima' (già ex di un ex cocainomane Fiorello), Stefania
Orlando (già ex di un ex cocainomane Andrea Roncato). Tutte queste ex
sapevano di certo che il loro fidanzato 'per amore', fosse un drogato. Logica
inoppugnabile. A tenerci nei limiti, è plausibile che una pippata 'per
amore' l'abbiano fatta anche loro? La reticenza sul volume di droga
che circola nell' ambiente dello spettacolo è una prassi consolidata.
Soprattutto perché è risaputo che i cocainomani si frequentano tra loro,
motivato ciò dal fatto che così c'è più possibilità di procurarsi e sniffare
quando si vuole la roba, in sicura discrezione. Ergo... tutti gli ex e le ex
di 'sta gente puzza... puzza moltissimo. A pensar male ci si azzecca
quasi sempre. Questi però non sono pensieri ma 'fatti': se mettiamo insieme tutte le
relazioni scopriamo che è una ragnatela impressionante. Nessuno parla
perché MOLTISSIMI PIPPANO. Forse con certezza possiamo affermare che almeno Pippo
Baudo non pippa... e Mike Bongiorno che è pippato di suo...
della magistratura alla sinistra affinché non dialoghi con la
maggioranza al Governo sulla Giustizia. Ricapitolando: se viene messo
sotto processo un esponente di destra c'è un accanimento persecutorio
delle toghe rosse, se viene messo in galera un esponente di una giunta
di sinistra c'è un accanimento persecutorio della magistratura.
Qualcosa non quadra. Forse forse c'è una spiegazione più logica e
limpida... che la magistratura faccia semplicemente il suo dovere,
perché la legge è uguale per tutti? È invece chiaro il segnale della
Casta alla Magistratura (ormai unica garante della democrazia della
nostra Costituzione): questi politici non vogliono essere indagati e fanno
quadrato per difendersi, chiunque sia coinvolto, come vecchi bufali
testardi. L'immunità integrale dei due rami del parlamento è ormai alle
porte.
Ricordo una frase di Funari che mi colpì particolarmente, anche perché
diceva una cosa che io avevo sempre pensato, sebbene in termini
diversi: "Ci sono alcuni uomini che non hanno un'anima". Voleva proprio
intendere "anima", quella anima, in modo tangibile. Se anche la Chiesa
accetta ormai che molti animali nel corso della loro esistenza possano
sviluppare una sorta di anima, arriviamo all'amara considerazione che in
modo altrettanto verosimile, spiritualmente parlando, alcune persone
siano quasi prive di un'anima o la perdano per strada, intesa laicamente
con Coscienza.
La descrizione degli aguzzini nazisti, rientra paradigmaticamente in
questa visione; uomini con occhi piatti dilaniavano i corpi dei neonati
sbattendoli contro le pareti di una chiesa di un paesino, durante l'occupazione tedesca
in Russia, erano uomini privi di un'anima. Spesso si incontrano questi
individui, confusi tra la folla, esseri automi che se non fanno del male è
per le contingenze della vita. Ma se capita l'occasione si svela tutto il
loro vuoto interiore. Esistono certamente, e spesso occupano anche
ruoli importanti nella nostra società. C'è chi li sa 'adoperare'. I dittatori
scelgono spesso tra questi esseri senza anima, perché eseguono
volenterosamente gli ordini senza farli filtrare nella coscienza.
Volenterosi carnefici. Si riconoscono dagli occhi piatti, essi non pensano
oltre la retina.
Matteo Cambi, il giovane (ex) imprenditore, finito dentro per bancarotta,
non risponde alle domande dei giudici. Gli avvocati dicono che non lo fa
apposta, è in crisi di astinenza da stupefacenti. Ordunque... 1+1=2
Se Matteo Cambi è un cocainomane, una sua potenziale fidanzata ne
sarebbe per forza a conoscenza. Facciamo quindi una relazione logica:
Eleonora Benfatto, Arianna Marchetti, Fernanda Lessa (cocainomane
dichiarata), Mascia Ferri, Flavia Vento, Elisabetta Gregoraci, Anna
Falchi 'amica intima' (già ex di un ex cocainomane Fiorello), Stefania
Orlando (già ex di un ex cocainomane Andrea Roncato). Tutte queste ex
sapevano di certo che il loro fidanzato 'per amore', fosse un drogato. Logica
inoppugnabile. A tenerci nei limiti, è plausibile che una pippata 'per
amore' l'abbiano fatta anche loro? La reticenza sul volume di droga
che circola nell' ambiente dello spettacolo è una prassi consolidata.
Soprattutto perché è risaputo che i cocainomani si frequentano tra loro,
motivato ciò dal fatto che così c'è più possibilità di procurarsi e sniffare
quando si vuole la roba, in sicura discrezione. Ergo... tutti gli ex e le ex
di 'sta gente puzza... puzza moltissimo. A pensar male ci si azzecca
quasi sempre. Questi però non sono pensieri ma 'fatti': se mettiamo insieme tutte le
relazioni scopriamo che è una ragnatela impressionante. Nessuno parla
perché MOLTISSIMI PIPPANO. Forse con certezza possiamo affermare che almeno Pippo
Baudo non pippa... e Mike Bongiorno che è pippato di suo...
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