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mercoledì, settembre 12

11 settembre

11 SETTEMBRE
Da oggi, questa data non mi ricorderà solo l'attentato alle torri gemelle. 11 sett. 2012: la più merdosa giornata della mia vita...  per ora... assolutamente. Certo, vi sono anche margini di miglioramento; se le cose vanno per il peggio posso anche battere il record, basta avere culo...
Da non ripetere mai più possibilmente.

domenica, giugno 3

Esistono verità nascoste

Esistono verità nascoste che gli uomini non sanno che farne.
A cosa serve sapere che esistono altre vite nell'Universo?
A cosa serve sapere che la vita sulla Terra è nata dal caso?
A cosa serve sapere che la morte è la fine di tutto e che non c'è un aldilà e un dio che ci attende?
A cosa serve sapere che l'istinto dell'uomo, e il perseguire della storia dell'umanità, è combattere
la morte con l'intento ultimo di vincerla per sempre?  con buona pace delle delizie dell'harem  di Allah.
A cosa serve sapere che il nostro universo è solo uno degli infiniti universi che si ripetono in frattali irregolari
dall'infinitamente grande all'infinitesimamente piccolo?
A cosa serve sapere che alcuni politici di lungo corso si sono sempre interessati ai beni personali più che a
quelli pubblici? Lo si sapeva prima e lo si sa ora, e nonostante ciò gli  elettori continueranno a votarli,
 grande è l'ottusità umana.
A cosa serve sapere che l'amore non è un misterioso sentimento spontaneo, ma si regola, come tutto, sul dare e avere?
A cosa serve sapere più del necessario? gli animali nascono e muoiono, come gli uomini, e non
sanno che farsene delle verità, tanto la vita non cambia per nessuno e neanche la morte; gli uomini,
tengono queste verità nascoste, che sono già svelate dentro di noi,  preferendo far finta di non sapere, come animali,
perchè tanto non serve...

martedì, luglio 12

mah!

私は残っている少しで何が表示されます

lunedì, marzo 21

infinito è nulla

I due specchi l'uno di fronte all'altro, si riflettono all'infinito. Si chiedeva cosa accade quando questi vengono fatti combaciare. Non avrebbe trovato la spiegazione senza correggere l'osservazione iniziale. Non sono i due specchi a riflettersi all'infinito, bensì lo spazio tra essi. Il significato ora si palesava più chiaramente, se la distanza si riduce a zero anche l'infinito si comprime sino ad annullarsi, significa il nulla. L'infinito e il nulla sono concetti ambivalenti, facenti parte della stessa fonte di realtà. Il concetto di infinito non può esistere senza il concetto di nulla, al quale per certo senso si contrappone, ma non si contrappone; ognuno è parte integrante dell'altro, potenzialmente insito nell'altro, ma mai insieme nello stesso momento, eppure insieme. Se esiste un momento di discontinuità tra questi due concetti assoluti, esso è il punto critico. Nell'infinito è il nulla, comprimendo l'infinto a zero ritroviamo il nulla in tutta la sua prerogativa. Esiste anche il finito, ma niente è veramente finito, solo per noi è visibile come finito, nella dimensione in cui siamo, nei limiti dei nostri confini. Al di fuori di essi tutto ci appare infinito, e noi stessi siamo parte di quell'infinito, al di fuori dei nostri confini. Ribadendo, in ogni zero assoluto, o Nulla, è insito l'infinito compresso; così l'infinito può uscire fuori solo dal Nulla.

giovedì, gennaio 27

Alba



non tutti i risvegli sono uguali

lunedì, ottobre 25

scommentario



Questo è un post inconcluso, un mondo fatto di sfumature di grigio, con pochi accesi colori fluidi sulle rappresentazioni significative della nostra visione del mondo. Una radura di scintillanti chimere dalle ali dorate, le labbra livide di passioni represse, il viso blu morte di un assassino seriale... Camminando per una distesa di nulla, dentro una metropoli di automi frenetici, che svolgono il loro compito programmato, con una scadenza precisa, non posso che sentirmi lontano perché i miei occhi vedono il grigio che i loro occhi non percepiscono, rassicurati da colori virtuali di illusioni. Un impasto di pastelli senza purezze, dove le emergenze risultano invisibili e le essenzialità sono passate con indifferenza.
Sfuggono le stille preziose della gioia di vivere, ma fortunatamente anche la tragica scena della morte incombente che non si vede perché si camuffa nelle ruvide pieghe della sussistenza quotidiana.
Mi dispiace, sono refrattario all'arcobaleno impresso sul pulviscolo umido dell'atmosfera, ai raggi penetranti del sole, manifesti sui fumi di un focolaio nel bosco, ho lo sguardo eterno della prima conoscenza, l'impossibilità di prendere l'orizzonte e la luce delle stelle. Di che sapore abbia il cibo di cui si nutre la vita dell'uomo qualunque, ne sono ignaro. Ne avrei fatto a meno, mi sarebbe piaciuto grufolare la terra, e colmare gli istinti dentro una bella sfera colorata, oltre la quale non andare. E invece no, perché si è dissolta da tempo e non posso non guardare oltre, vedere, vedere l'indicibile e non avere parole umane per descriverlo.

martedì, maggio 18

Uomini




sabato, marzo 20

"Vogliamo vincere il cancro (in 3 anni)"

tre anni prima...
...3 anni dopo... scommessa vinta (o persa?)





«Ci aspettano tre anni di lavoro: tre anni nei quali uscendo via via dalla crisi attueremo le grandi riforme...
Vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini. Dobbiamo affrontare questi tre anni forti di un pieno mandato dagli italiani».
Questa frase è di una gravità che definirei sconcertante se non disgustosa. È terrorismo di linguaggio; sfruttare la debolezza della gente, puntare sul dolore del prossimo per piantonarlo al tavolino della cabina.
Elettori con poca dimestichezza della subdola propaganda politica, familiari sui quali si fa pesare il senso della colpa se non votano per quel partito che ha promesso di sconfiggere il male… È ancora peggio del sermone preelettorale di quei pretacci di campagna anni 50 che terrorizzavano le vecchiette col pericolo rosso e sulla certezza delle fiamme dell’Inferno se non avessero votato per lo scudo crociato.
Le parole, in questa bieca strategia di comunicazione, come al solito sono ben studiate, due dati: 250000 malati e 2000000 di congiunti e vicini sentimentalmente al malato, i potenziali elettori, a loro è rivolto il messaggio. Il messaggio subliminale è questo: Se ci votate salveremo il vostro caro, se non ci votate parte della colpa della sua morte cadrà su di voi. Messaggio a-morale, privo di qualsiasi sensibilità, camuffato in amorale, cioè in messaggio di amore, linguaggio del diavolo, la promessa del bene, ricatto vile.
C’è un mondo intero di medici, biologi, scienziati che studia , da un secolo, senza proclami, seriamente una malattia estremamente complessa, per le sue svariate forme. Il signor Berlusconi, che in questo caso era solo il leader di un partito, e non presidente del consiglio, con una spudorata incompetenza si permetteva di parlare di medicina, banalizzando la malattia ad una parola unica, con una ovvia frase di intento: “vogliamo anche vincere il cancro (in 3 anni)”, come se bastasse una promessa per riuscirci, una promessa di un politico imprenditore, non scienziato, in piena campagna elettorale!!! Il mondo aspettava giusto Lui ed il suo miserabile ricatto privo di realtà: se mi votate io vi dono la cura.
Cinismo, mancanza di sensibilità, machiavelliche trovate per giungere al consenso, sfruttamento della ingenuità popolare. Questi sono delitti, anche se non contemplati nel codice, che meritano tutto il disprezzo degli uomini degni di far parte del genere umano.
Io sono, ripeto, disgustato, è la prima volta che il cinismo della politica arriva sfacciatamente, senza ritegno, a questi livelli così gretti per ottenere voti, in una Repubblica democratica, in una dittatura poteva anche starci.

giovedì, marzo 18

Gran prix dello sputtanamento



Cos'è lo sputtanamento oggi? C'è chi ci prova in tutti i modi, a sputtanarsi, senza riuscirci, e sì che ci dà dentro, e si starà anche chiedendo quanto può spingersi, oltre quale limite si potrà manifestare tra gli Italiani una parvenza di reazione, una insofferenza agli abusi sulla libertà; per ora sembra che non ci sia limite in vista. Infatti oggi costui ha persino la faccia tosta di ammettere ciò che fa, lui che è un bugiardo cronico, si è accorto che gli Italiani accettano anche la verità delle sue azioni illecite, per esempio sulle telefonate di concussione, sino all'anno scorso avrebbe negato l'evidenza. Per far scattare lo sputtanamento, oggi, gli Italiani vogliono altro. Non sono più gli Italiani degli anni 50, il limite del comune senso del pudore e della marpioneria indecente si è spostato verso altri lidi. Non basta più farsi trovare in piena tempesta ormonale senile a 70 anni, sposato nonno primo ministro di una nazione e cattolico, dice lui, a maniare come un pianista in cerca della nota i culi di tre giovani prosperose e generose fanciulle. Le quali tra parentesi, se al posto del tapetto, volevo dire tipetto, suddetto ci fosse stato un qualunque anziano di umile pensione ma anche giovane squattrinato, lo avrebbero apostrofato dei più indicibili improperi e immediatamente denunciato per violenza carnale. Come si appellano queste donzelle? Ebbene questa azione una volta era considerata uno sputtanamento classico con i controfiocchi. Nulla. Neanche quando la stessa moglie lo sputtanò pubblicamente sui giornali, cioé, più di così, cosa vogliono gli Italiani? Va bene, che ci frega? basta che non rubi, corrompere può corrompere, in Italia si può fare, per legge! E anche se rubasse? Niente, ci fa ridere, è simpatico; ce lo mette a quel posto e noi ridiamo, ci dice che la legge non è uguale per tutti e noi ridiamo, ci offende i giudici e noi ridiamo. E lo sputtanamento? Forse... lo sputtanamento da intercettazioni telefoniche, per piazzare le mantenute o per licenziare giornalisti pagati dal contribuente? non basta. In USA sarebbe stato un super sputtanamento da primissima, qui in Italia... siamo moolto avanti. In Italia lo sputtanamento serio è altro!!! Puoi essere un ladro, un mafioso, un piduista, un puttaniere cattolico, un corruttore, un dittatorello da strapazzo, un prepotente usurpatore dei poteri distinti di una nazione... ti possono scoprire con le mani nella marmellata pubblica, nulla, nulla di nulla. Nessuno sputtanamento, neanche quando un magnaccia gli procura le puttane che poi lui sistema sempre con i soldi degli Italiani. Nulla. E cosa fa scattare lo sputtanamento in Italia? Ma se ti scoprono che sei frocio... olè. Allora sono augelli non conditi... super sputtanamento con avvitamento mortale. Per reintegrarsi nella società il minimo ammissibile per il perdono è il suicidio. Cos' è l'omosessualità? non è un difetto e non è un reato! Siamo impazziti? Cosa è che non va in questo paese? Per chi dice che forse il papa potrebbe essere omosex, anche solo potenziale, c'è lo sputtanamento massimo con radiazione dalla RAI ad divinis che corrisponde simbolicamente al rogo attaccato sul cavallo di viale Mazzini. E dove sarebbe l'offesa? Mica ha detto che è un pedofilo o un assassino o uno stupratore o un bestemmiatore! A ritenersi offesi, per il gesto offensivo e violento della dirigenza RAI, dovrebbero essere proprio gli omosessuali. Si tratta di un atto che istiga alla violenza, un atto di discriminazione sociale gravissima. Questo paesino ha fatto un salto indietro nel tempo di almeno 60 anni. E quando recuperiamo più? Siamo veramente SPUTTANATISSIMI e nella merda sino al collo.

Il nostro solerte Ministro delle Pari Opportunità dovrebbe immantinente fare un'interpellanza parlamentare, perché la Rai con tale gesto ha fatto intendere che la parola omosessuale è offensiva e discriminatoria sugli esseri umani. Per questi motivi i preposti che hanno avuto l'iniziativa di radiare Busi, per le sue parole, devono essere multati o puniti nella disciplina del lavoro.

mercoledì, gennaio 27

Cronache di una Shoah annunciata

Scrive George Steiner in Language and Silence:
“Il grido della gente assassinata era udibile dalle università, il sadismo scendeva nelle vie uscendo dai teatri e dai musei … Le idee dell’evoluzione culturale e della razionalità intrinseca sostenute dai tempi dell’antica Grecia e ancora intensamente valide nello storicismo di Marx e nell’autoritarismo stoico di Freud (due illustratori tardivi della civiltà greco-romana) non possono più essere propugnate con sicurezza…
Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach e Schubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz… In che modo questa conoscenza pesa sulla speranza che la cultura sia una forza umanizzatrice, che le energie dello spirito siano trasferibili a quelle del comportamento? Non si tratta soltanto del fatto che gli strumenti tradizionali della civiltà – università, arte, libri – non siano riusciti ad opporre una resistenza adeguata alla bestialità politica: spesso essi levarono ad accoglierla, a celebrarla”

Ma c’è una spiegazione a tutto questo. La cultura è un termine che abbraccia un’ampia gamma di espressioni rappresentative delle eredità dell’uomo. Steiner getta il dubbio atroce che la cultura non sia la medicina per guarire dal male ma anzi può convivere con esso. Nello stesso tempo fa bene attenzione a scegliere i nomi degli artisti, le cui opere venivano consumate dai volenterosi carnefici di Hitler. Stiamo parlando di estetica: Goethe, Rilke e la musica classica che può esprimere tutti i significati romantici che vogliamo e ritrovarli anche nella guerra. L’estetica è solo il vestito esteriore dell’arte della verità. Questi pseudoamanti dell’arte sfioravano appena il significato profondo delle cose, si fermavano all’esteriorità. Perché Steiner non nomina Kafka e Schoenberg? Che cultura è una cultura monca? Loro non potevano essere conosciuti, e anche se lo fossero stati non potevano essere compresi. La loro arte era arte nuda, offerta alle anime sensibili che se la cercavano da sé. Questa è la cultura che salva il mondo. Adesso sappiamo che un uomo non può leggere Kafka la sera, suonare Schoenberg, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz come se niente fosse…

C’è arte che produce il piacere dei sensi, arte contemplativa e c’è arte che fa pensare, fa star male, provoca uno squarcio nelle nostre convinzioni e ci apre alla verità. L’una arte offre una sensazione di benessere, attraverso la contemplazione della vita e della natura nei suoi lati pittoreschi e sublimi. L’altra arte mette in gioco noi stessi, obbliga a non barare, è un viaggio interiore, sofferto, un continuo lottare tra l'essere e l'apparire, sentirsi colpevoli di qualcosa e non afferrarne le ragioni, perché la nostra colpevolezza è esistere. Insufflare il dubbio sulle nostre sicurezze e creare dalle ceneri delle false certezze, qualcosa di straordinario, unico, la visibilità delle idee.
Una grande nebbia offusca gli oggetti del nostro pensiero, quando si dirada nulla è come prima; scopriamo un mondo nuovo, intenso, di significati mai esplorati e di sensi mai accesi. L’atto creativo è lì, ciò che va oltre. All’istante c’è il desiderio di comunicarlo. Perché l’arte è prima di tutto comunicazione. L’artista nell’opera d’arte cristallizza il proprio malessere e nella comunicazione lo rende visibile, l’osservatore contribuisce a dargli dei confini. Egli ha un ruolo importante per l’artista, spesso simbiotico per il fatto che lo stesso osservatore riconosce qualcosa che non riusciva a esprimere senza l’apporto dell’artista e l'artista non sempre ha chiare le ragioni del proprio gesto creativo. I malesseri dell’artista sono gli stessi malesseri dell’osservatore solo che in più l’artista ha l’arte di poterli esprimere e l'osservatore ha la razionalità ed il distacco di poterli decifrare. *



* Non ricordo se avevo già postato nel blog questi pensieri, di certo non avevo riportato il pezzo intero di Steiner dal quale erano originati. Di certo almeno due care persone lo avevano già letto... Sta di fatto che erano stati scritti di getto. Qui l'ho variata.

mercoledì, dicembre 16

Riapproposito di infinito



La musica è piuttosto inquietante, da film per ciò che non è un film. La musica è sempre importante per spiegarci l'inspiegabile, serve a colmare i vuoti della nostra mente, come già ho scritto.

venerdì, novembre 20

Trastevere aggiornamento



Si er monno va come va, che ce vòi fa’,
si er monno va come va, lassalo anna’,
si er monno va come va, tira a campa’.

Questo film è del 1971, regista Fausto Tozzi. È un canovaccio dei vizi, molti, e virtù, poche, degli abitanti di Trastevere, acquisiti e di nascita. Si descrive una Trastevere al tramonto, un popolo di terra impastata col vino che viene spinta fuori dai nuovi ingressi, un rione che sta cambiando pelle.
Quella Trastevere è del tutto estinta, non si sa se è un bene o un male, certo che non c’è più.

Tra burinate e trasgressioni, vari personaggi colorano l’ambiente; tra questi spicca, anche per mole, Regina, strozzina e commerciante di sigarette, madonnara di professione, organizzatrice annuale del pellegrinaggio al Divino Amore con le adepte e il sempre presente parroco. Mi soffermo solo su una vicenda, tra le tante che puntellano questo film-testimonianza di una Roma che non è più. Il ragazzo della macelleria, di rimpetto all’angoletto dove posiziona Regina, è solito fare qualche battuta con la donna, per passare il tempo in attesa dei clienti. Le chiede se può unirsi alla comitiva per l'imminente andata al Divino Amore. Regina risponde che non può perché è riservato solo alle socie, con quote a pagamento e con malizia gli chiede se si sente l'anima sporca. Lui, per non palesare timore in Dio, che può essere preso come una debolezza, si giustifica asserendo che è solo per farsi qualche risata nel vederle all’opera. Comunque si mette d’accordo nel seguire il pullman con la moto. Poco prima di arrivare alla meta il pullman ha un guasto, il giovane si offre di dare un passaggio all’autista per chiamare un meccanico. Nel frattempo si fa un giro, quando giunge al santuario pensa che le donne siano già arrivate. Entra, la chiesa è deserta. Chiede al sacrestano se abbia visto una trentina di vecchie. Il sacrestano fa cenno di no, e aggiunge che è da parecchio che al Divino Amore non si vede più nessuno. Il ragazzo pensieroso, si accosta alla cappella della Madonna si fa il segno della Croce e si mette in assorta devozione. Dove erano finite le vecchie? Lo si saprà . Capiremo così che il ragazzo, apparentemente sprezzante della religione, si manifesta più desideroso di spiritualità, di tutte quelle devotissime madonnare.

lunedì, novembre 9

Ma


CHI È CHE VUOLE CRISTO IN CROCE?






giovedì, ottobre 15

INFINITO




Io l'aleph l'ho scoperto intorno ai 26 anni. Era l'unico grande mistero
che ancora mi mancava, l'infinito dell'Universo e l'infinitesimo della materia,
in verità era un unico mistero. Partii dal concetto di democrazia, non esiste
un unico universo perché non esiste una gerarchia del primo ed unico, come la
Terra non era al centro dell'Universo, come il sole non era al centro della
galassia, come la galassia non è al centro di questo universo, come questo
universo non è al centro di niente, ma esistono universi di sopra ed universi
di sotto, universi nell'infinitesimamente piccolo ed universi nell' infinatamente
grande, in infinite direzioni. Tutto ciò è puramente naturale. Ci arrivai osservando
due specchi che si riflettevano all'infinito. Piegandoli leggermente si vedevano
i riflessi formavano una curva ed il concetto era più evidente. Se invece si lasciavano
perfettamente paralleli di fronte, i riflessi si perdevano in un puntino, quel
puntino era l'infinito dei riflessi che si rimpicciolivano perché si allontanavano
all'infinito. L'infinitesimamente piccolo era un infinito.

Volevo concludere con alcune piccole osservazioni. Se un puntino può contenere un infinito significa
che ogni essere è degno di rispetto, in una società civile.
Quando uno scienziato osserva un atomo al microscopio elettronico, forse sta osservando un universo da molto lontano.
Si scopre sempre qualcosa di più piccolo dell'atomo, dai quark in giù; ciò non significa che continuando sempre a
dividerlo si scoprano altri componenti sempre nuovi, sarebbe impensabile. In effetti l'atomo ad un certo
punto della scomposizione non offrirebbe più nulla di sconosciuto, si arriverebbe al suo limite di divisione;
non perché non si possa più dividere, ma perché si ripresenterebbero di nuovo tutti gli elementi già conosciuti,
ad una scala infinitesimamente piccola. Ma è oltre le nostre attuali capacità scientifiche, raggiungerli.

L'infinito si spiega con la ripetizione esattamente come il riflesso degli specchi.Va sotto il nome di frattale.

Per vedere l'infinito bisogna piegare l'immagine. Ma così non si vede più nella sua interezza perché fa una curva, che ci limita la vista a prima che pieghi. Se si vuole vedere nella sua interezza, l'immagine deve essere centrale, così si riduce ad un punto. L'infinito in immagine è un punto, e identicamente non riusciamo a vederlo, perché tende a rimpicciolirsi al punto da sparire alla nostra vista, alla nostra portata cognitiva.

ps
« La musica è un lembo di cielo strappato al cosmo affinché l'uomo stesso possa scorgere in sé i più grandi misteri della Vita e dell'Universo »

(Roberto Lupi)

mercoledì, agosto 5

ddà ddà ddà

Ddà ddaà ddà, non l’ho visto in giro ultimamente. Se la fa per via Toledo a chiedere l’elemosina. Un po’ al margine della coscienza, si attaccava alla vittima in senso proprio fisico, qualsiasi appiglio andava bene, un lembo di giacca, un centimetro di camicia, e con l’altra mano aperta ripeteva insistentemente ddà ddà ddà ddà, un sorriso come maschera. A me aveva beccato un paio di volte, era determinato, forse non ero molto convincente con i miei dinieghi, non me lo riuscivo a scrollare di dosso. Le dita strette a morsa su una strisciolina di stoffa dei miei indumenti e attaccava: ddà ddà ddà ddà ddà. “E molla!” Niente, me lo trascinavo per mezza via Toledo sino all’inizio di via Chiaia, come un cagnolino al guinzaglio. “Non ho niente!” A me dava fastidio dargli qualcosa altrimenti prendeva per buona la riuscita della sua azione. Se era lui che all’inizio usava il metodo dello sfinimento, ad un momento di distrazione, un colpo secco e mi liberavo della presa. “E checacacazzo!”, in uno sfogo di liberazione. Lui per un attimo spiazzato, vedendomi allontanare, come una cozza lesta si attaccava ad un’altra vittima, una signora, che presa alla sprovvista, ad un primo tempo di spavento, squadrando il soggetto, si riprendeva. “E lascia, lascia… e vedi un po’ se lasci! Se lasci ti dò qualche moneta”. L’ultima volta che l’ho visto non aveva la mano tesa, subito mi ero premunito di schivarlo, ma stranamente non chiedeva l’elemosina, camminava dritto veloce, per altri pensieri. Ddà ddà ddà inconsapevolmente apparve in una pellicola cinematografica: “L’amore molesto”, di Mario Martone. Una ripresa dall’alto, lo inquadra in una deserta galleria Umberto I , in una luce stanca e fredda di un’alba napoletana, con la sua camminata nervosa passa la galleria come un fantasma, solo nella solitudine della mente, anima inquieta vagante in un luogo senza vita.
L’amore molesto è un racconto a tinte gialle di Elena Ferrante. Questa autrice, che ha conservato l’anonimato, almeno a che ne so io, sembra avere un conto in sospeso con la napoletanità . Anche nei romanzi successivi, la protagonista è una napoletana trapiantata all’estero, e dire estero significa dire fuori i confini della Campania. Napoli non è una città misteriosa, è una città alla luce del sole, e ogni manifestazione, nel bene e nel male, è scoperta come il corpo nudo di una puttana e di una santa, non fa differenza. Partenope era una vergine bellissima, trovata morta sulla spiaggia di Napoli. Puzzava come un pesce marcio. Ecco cosa è Napoli, bellezza e morte.

mercoledì, aprile 15

Eran 300, eran giovani e forti, e sono morti!



Se l'Era dell'umanità fosse sufficientemente lunga, gli uomini raggiungerebbe la conoscenza assoluta, il pieno dominio della Natura, l'Onnipotenza.
Ma ciò non accadrà perché nel lasso di tempo la Terra subirà l'impatto di un meteorite, grande abbastanza da mettere un punto e a capo alla vita sulla Terra, e chiudere definitivamente l'Era dell 'Uomo. Non c'è nulla da fare, tutto ha un inizio ed una fine, nell'infinito e nell'infinitesino del tempo dello spazio della materia, senza gerarchie. Non esiste un grande ed un piccolo, la Natura non distingue, siamo noi a dare delle proporzioni ponendoci al centro, il centro del nulla.
Un tempo credevamo di essere al centro dell'Universo, poi ci siamo ristretti al centro del sistema solare, successivamente dopo la botta copernicana sembrava fosse finita, invece neanche il nostro sistema solare è al centro di un bel niente ma stiamo nella periferia della galassia che a sua volta è solo una delle miriadi di galassie che punteggiano il cosmo.
Noi ci crediamo onnipotenti, vita eterna dopo la morte, perché viviamo di riflesso dell'immagine di un Dio verso cui desideriamo arrivare, che abbiamo creato a nostra immagine e somiglianza.
La morte continua a metterci con i piedi a terra, terra da dove veniamo
e nonostante tutto non accettiamo la condizione dell'uomo. Quella di non prevalere su niente, le forze della Natura nella loro immanenza non ci danno un occhio di riguardo, considerandoci tutti alla stessa importanza, protozoi batteri alghe vermi formiche animali uomini. Non ci resta che questa vita, da curare con dignità, la Natura non fa sconti alla nostra ignoranza ed alla nostra supponenza.
Ora dare la colpa alla Natura, alla fatalità, dei 300 morti d'Abruzzo è un'offesa alla vita stessa ed alla dignità della nostra esistenza.
La colpa è dell'uomo, del suo egoismo, del vivere alla giornata, prendere oggi e fottersene del domani del prossimo ma anche di se stessi, come i pescatori che ho visto calare un attimo furtivamente sulla spiaggia per porgere una cassetta stracolma di pesce novello, vietatissimo, a due pescivendoli di una pescheria nei pressi che l'attendevano.
Guadagnano alla giornata e si lamentano domani, che manca il pesce a mare. Questa è la natura degli uomini.
Il conto della miseria umana è altissimo. Ormai siamo sufficientemente grandi da prenderci le nostre colpe e le nostre responsabilità.
Non è più tempo di santi e di miracoli, di preghiere alla Madonna del Carmine per fermare la lava del Vesuvio, i paraventi della nostra ignoranza, o per lavare la coscienza, non per questo.
Accettiamo la nostra solitudine e muoviamoci perché nessun essere superiore si muoverà
per noi per mettere una pezza al nostro egoismo.

giovedì, dicembre 11

sabato, luglio 26

Gli innocenti

lunedì, luglio 7

Neapolis



Napoli è una città che si porta dietro un bagaglio culturale unico al mondo. Tutto quello che in 3000 anni di storia, oltre Roma, si è stratificato nell'humus di questa città... mischiato alla lava milionaria della grande caldea...
Questa canzone tradizionale fu ripresa già dalla NCCP: "La 'serpe' a Carolina".

mercoledì, maggio 7

I sogni son desideri

Ci sono diversi modi per diventare miliardario, basta sacrificare un po’ di morale e un po’ di onestà. Non esiste un miliardario sulla faccia della Terra che sia incorrotto e pulito. Ecco perché una delle più facili attività umane non è praticata da tutti, bisogna esserci portati. Il lavoro onesto e la fatica continua non assicurano la vetta delle ricchezze ma al più una vita agiata, però guai a fermarsi. Il sistema attuale impedisce a chiunque di arricchirsi oltre una certa soglia, chiunque che non sia nelle alte sfere dirigenziali, coloro che si decidono stipendi, buonuscita, premi di produzione, maggiorazioni pensionistiche ed altre fantasiose plusvalenze, soldi sottratti alla comunità. Tutti gli altri stipendi sono ‘calmierati’ attraverso il controllo fiscale, che poi il bottino delle tasse, più che contribuire ai servizi dello Stato, rimpingua gli stipendi dei succitati manager, consulenti e figli di puttana. Insomma si lavora per far arricchire i pochi. Per cui la famosa regola americana del: se ti fai il culo diventi miliardario non è realistica, oggi neanche in USA. Prendiamo un Lapo qualsiasi, possiamo mai dire che è miliardario perché si è fatto il culo? Forse è più esatto dire che si è fatto il culo perché è un miliardario. Un miliardario che ha provato tutto di tutto, cosa gli resta se non esperienze alternative e bruciarsi il setto di coca? Però Lapo è fortunato perché ha beccato il più semplice dei modi per essere miliardario, nascerci, con la top-card senza scadenza di “personaperbene-qualsiasicazzatafaccia”. Tolto questo che è il modo più difficile, e veramente qui ci vuole solo culo, (e Lapo ce l’ha), altri metodi? La regola principe è creare un’attività per farsi dare i soldi dal prossimo, con il minimo delle uscite. Non esiste una scala gerarchica in merito, vale per l’alta finanza come per gli ambienti più miseri. La mafia propriamente detta, menzionarla è doveroso, caratterizza simbolicamente questa pratica. Non scostandoci troppo, ci rientrano i noleggiatori di carcasse di barche, che chiedono dai 1000 ai 3000 euro per fare annegare i clandestini nel Mediterraneo; spese quasi zero, ricavi spaventosi, sulla pelle di morti viventi. Qui gioca la sottocultura, gli abietti figuri approfittano dell’ignoranza, del disagio e dell’illegittimità dei disperati per depauperarli senza un minimo di umanità. Eppure se tra questi poveracci ce ne fosse solo uno un po’ più sveglio, per rubare una barcaccia e studiare la mappa marina, senza spendere quasi nulla, si otterrebbe lo stesso risultato a costo nullo: cibo per pesci. È fondamentale quindi trovare i polli giusti.

I polli sono sempre polli, è solo una questione di scala sociale; altra attività, elegante stavolta, è aprire un locale ed invitarci a titolo gratuito tutti i vip, in modo da farlo diventare un ritrovo “esclusivo”, gli unici a pagare (salato) sono i poveri signornessuno che credono così di entrare nel dorato mondo di quelli che contano (i soldi, i loro). La società capitalistica, l’unica sopravvissuta del Novecento (e se qualcuno pensa che in Cina ci sia ancora il Comunismo si sbaglia di grosso), dà una grande mano a chi vuol lucrare; le persone che riescono a raggranellare qualche gruzzoletto finiscono nel vortice del consumismo; per dare un senso alla loro fatica, subiscono i nefasti influssi degli oggetti del desiderio, i beni mobili (a durata limitata), la cui unica utilità è quella di far arricchire a dismisura le alte sfere dei gruppi finanziari collegati a marchi prestigiosi, polli da spennare naturalmente, in modo corretto ed onesto. Ma anche in modo scorretto e disonesto da parte dei furbetti dei quartierini di mezzo mondo, personcine che nascono dal nulla e che ad un certo punto capiscono quanto sia semplice il meccanismo per diventare miliardari; dal nulla creano il nulla, con la sola imposizione del pensiero. I furbetti però vengono beccati un attimo prima di giungere al livello superiore, quello dove stanno i furboni del quartierone, vetta agognata, dove la giustizia non arriva.
Quando ci si trova lì, tutto è possibile, i sogni diventano realtà, la cacca profuma di boccioli di rose, le puttane rinverginano, i vecchi bavosi diventano giovani latin lover, i ladroni impenitenti sono persone rispettabili che si sacrificano per il bene collettivo ed il Paradiso li attende sul red carpet, gli assassini sono illustri amici che di ‘praticità’ fanno virtù , gli asini volano e cacano bombe… in un mare di merda.

(immagine tratta da la Repubblica , dove si può scegliere in un ampio catalogo gli oggetti dei nostri desideri e investire il nostro denaro)