mercoledì, novembre 5

LA STORIA PARALLELA

Tanti anni fa, prima della dittatura capitalista, quando l'Italia era una repubblica democratica

esistevano le preferenze al voto. Le preferenze permettevano al POPOLO di eleggere i

candidati direttamente, con il maggior numero di voti; per questo motivo i deputati eletti si

chiamavano a ragione RAPPRESENTANTI DEL POPOLO, perché era il popolo che li

sceglieva. Gli onorevoli deputati dovevano dar conto ai loro elettori delle promesse fatte e

della regolarità dell'operato, pena il rischio di perdere i voti alle elezioni successive. Non era

una democrazia perfetta ma almeno in questa maniera esisteva un certo autocontrollo. I

politici sapevano che non avevano ereditato la poltrona a vita e anche i dirigenti dei partiti, se

non si assicuravano i voti meritati potevano rischiare di essere detronizzati dalle nuove leve

che arrivavano forti di una dote di voti.

Non era proprio una democrazia perfetta, ma se i rappresentanti duravano a lungo era

perché soddisfacevano gli elettori; la dittatura che sopravvenne per giustificare la cancellazione

delle preferenze, accusò questo obbligo dei deputati verso il popolo elettore di clientelismo;

annullando le preferenze i deputati, eletti esclusivamente dalle segreterie dei partiti, non ebbero

più la palla al piede di dover dar conto agli elettori, ma concentrarono il proprio, e questa volta

vero, servilismo solo nei confronti del capo del partito, che diventava il proprietario di fatto

incontrastato del partito stesso. Il popolo perdeva la sua sovranità per cederla totalmente al

presidente del consiglio, al quale delegava anche la scelta dei rappresentanti, non più del popolo

ma del capo del partito. Infatti dopo che le preferenze furono eliminate accadde che il potere

delle dirigenze dei partiti aumentò enormemente, non avendo più l'obbligo di accettare i voleri

dell'elettore. Con la scelta tutta interna alle segreterie, secondo le convenienze di scambio, si

serrò in cassaforte il vertice, e si negò il naturale cambio generazionale in Parlamento.

I deputati per avere la certezza di essere rieletti non dovevano più dar conto agli elettori, non

accettarono più tavoli di trattative e pareri discordanti. Concentrarono il loro interesse solo

all' accondiscendere il volere del vertice e a compiacere ogni decisione sua personale.

La composizione del Governo diventò una assemblea di volenterosi servitori del

padrone-presidente del Consiglio. Da parte sua, il capo del partito unico ebbe l'arduo

compito di curare la propria immagine perché era l'unica rappresentazione del partito da

presentare all'elettorato. La cura dell'immagine divenne maniacale. La totale identificazione

del Partito con il suo capo portò al culto della persona, trasferito poi al culto del potere

centralizzato nello Stato.

La dittatura capitalista in Italia, (un altro esempio di dittatura capitalista era in Russia ma con

applicazioni di lobby capitalistica), consisteva nell'accentramento economico o di controllo

delle risorse del paese da parte di una sola persona, più durava la sua permanenza al

Governo più aumentava il suo potere economico e più aumentava il suo potere economico

più su rafforzava il potere politico, dicesi DITTATURA CAPITALISTA; le leggi venivano

prodotte in maniera tale da creare terreno bruciato per qualsiasi pluralismo, a favore degli

interessi personali del capo del partito unico. Il passaggio dalla repubblica democratica alla

dittatura fu causato dalla pochezza della sinistra italiana, troppo presa dalle lotte di potere

interno, dagli interessi privati e dalla ricerca esclusiva dei privilegi, più che dal dovere di

governare, e del resto la legge elettorale che annullava le preferenza fu accettata

mutuamente dalla sinistra, che ambiva agli stessi vantaggi politici. Molti storici fanno

un parallelo con quello che accadde dopo 1922. L'Italia veniva dal governo Giolitti che aveva

tenuto a bada i socialisti, a difesa di una borghesia paternalista, appoggiando

silenziosamente gli interventi delle squadracce fasciste contro gli operai durante le proteste;

il palese depotenziamento da sinistra si era già consumato due anni prima della Guerra con

il Patto Gentiloni con i Cattolici. Mussolini acquisì il consenso popolare, contestato, alle

elezioni e con una legge elettorale nel 1924 permise di mantenere la maggioranza del PNF

in Parlamento. Allora il livello di istruzione era molto basso, neanche il delitto Matteotti

risvegliò gli animi. La durata del governo fascista fu lunga e totalitaria, su una popolazione

che aveva assorbito la campagna di denigrazione contro i socialisti; popolazione in gran

parte di analfabeti che inneggiava all'uomo forte senza una chiara idea di quello che stava

accadendo. La storia insegna che le dittature non sopravvivono al dittatore che le fonda, al

meno si trasformano in qualcos'altro. Nell'Antica Roma si trasformò in Impero, ma i Romani

se lo potevano permettere. Noi siamo un paesello tranquillo senza pretese egemoni, che si

accontenta di essere una piccola Repubblica democratica con il popolo reale e sovrano e

libertà di espressione.

3 commenti:

Kaishe ha detto...

Adesso solo BUONGIORNO (accompagnato da un forte abbraccio).
Poi passo a leggerti!!!

(perchè meriti attenzione... mica solo una scorsa e via...)

Balua ha detto...

Bonjour Fabio!!!!

scriptamanent ha detto...

Vabbè, oggi però,tutto sommato, è stata una bella giornata, carica di speranza. Speriamo ben riposta.