domenica, aprile 27

Che nostalgia!

Continuando il discorso di Travaglio... quando non esistevano amiciuominiedonnegf:

sabato, aprile 26

TraV2day

vale come riassunto di quello che è accaduto, sta e succederà.

parte prima



parte seconda



parte terza

venerdì, aprile 25

Addio agro romano


Se non è zuppa... è colata di cemento comunque!

SE


E se...

mercoledì, aprile 16

I tempi cambiano

Due date:
30 aprile 1990
12 aprile 2008

30 aprile 1990 - Pippo Baudo riesce a trovare una soluzione per superare un ostracismo della
dirigenza Rai. Aveva accolto la preghiera di Franco Franchi di essere invitato a Domenica in,
per risollevarsi un po' il morale da una brutta vicenda in cui era stato coinvolto. Proprio quella
per cui il dirigente di turno aveva posto il veto a Franchi: un fascicolo di indagine aperto per
associazione mafiosa, accusa rivelatasi poi infondata (la qual cosa non evitò il dispiacere
dell'attore che dopo due anni si ammalò e in breve morì). Non si trattava né di un processo in
corso né di una condanna, solo un'indagine, eppure a quel tempo in Rai si ragionava così.
Pippo Baudo chiese se Franchi potesse venire a titolo personale, il che equivaleva a dire
senza compenso. In tal caso l'Amministrazione non avrebbe avuto alcuna responsabilità,
perché non direttamente coinvolta in un invito scritto a busta paga. Baudo riferì a Franchi e
questo accettò con l'entusiasmo di chi rinasce dopo il buio.
Per chi non ricorda fu la famosa puntata della torta in faccia a Baudo, mentre cantava con
Renato Zero e Franco Franchi il famoso pezzo di Rinaldo in campo, tre briganti e tre somari.
Franco Franchi era più scoppiettante che mai, per lui si trattava di una necessità vitale, voleva
riconquistare la propria dignità di uomo, che gli era stata strappata da una falsa accusa. Baudò
ricorderà che Franchi gli era così grato, da dire: "Quella torta me la dovevo prendere io".
Altri uomini, altri tempi.

12 aprile 2008 - Trasmissione del sabato sera, condotta da Antonella Clerici, buffo soldatino
biondo le cui uniche libertà concessegli sono le battutine con allusioni sessuali. Ma questo è
un programma dedicato ai ragazzi, che si cimentano in una gara di canto. Quindi maggiore
rigore morale e più attenzione ai dialoghi, ai contenuti e agli ospiti. Gli ospiti. Tra i giudici di gara, seduti sul palco un buon 'esempio' di vita per i cantanti in erba: Gigi D'Alessio, fresco di condanna a 9 mesi di carcere per il reato di lesioni aggravate dall’esercizio arbitrario delle proprie ragioni. In platea, seduto in prima fila il direttore di Rai uno, Fabrizio del Noce, un altro campione di 'mitezza', si gode lo spettacolo, ben contento di aver ingaggiato uno dei suoi amichetti, dietro lauto gettone di presenza, all'altezza dell'ospite, pagato con i soldi pubblici. Altri tempi, altri uomini.

Osservazioni:
Ci sono stati tempi in cui gli uomini tenevano molto alla propria rispettabilità, alla integrità morale. Potevano ammalarsi se qualcuno faceva cadere su di loro false accuse infamanti, ammalarsi e morirne. Ai tempi di oggi sguazzano nella melma, ne fanno di ogni colore e non provano neanche un minimo di rimorso, ma continuano tranquilli e acclamati le loro attività, come se nulla fosse. La percezione della morale si è spinta molto in basso. Lasciamo stare i politici che, si sa, hanno la faccia come il culo. Gigi D'Alessio picchiò a sangue i fotografi, io mi metterei vergogna di far vedere la mia faccia in giro. E invece lui, piuttosto che umiliarsi e pentirsi, sorride e viene invitato ad apparire in ogni televisione dietro gli osanna del pubblico. D'Alessio per giustificarsi la mise sul generale, secondo lui apostrofandolo 'napoletano di merda', quelli avevano offeso tutti i Napoletani. Ma io da napoletano non mi sono sentito offeso. Esistono anche i napoletani di merda, come esistono i milanesi di merda ed i romani di merda, esistono in generale uomini di merda, non è una novità. D'Alessio si è accollato una rappresentanza che nessuno gli ha attribuito. Io più 'umilmente' mi sento rappresentato dai De Filippo, da De Curtis, da Troisi, da Daniele, da Gragnaniello, da Senese, da Di Giacomo, da Vivaldi, da Scarpetta, da Petito con tutta la maschera di Pulcinella, gente pacifica che usa e usava la parola, in modo sublime, per far valere le proprie ragioni, i propri stati d'animo, piuttosto che i cazzotti.

domenica, aprile 13

Elezioni

Io pensavo che il fenomeno si esaurisse alla prima; una volta prodotti gli anticorpi sarebbe stato debellato. Invece... eccolo di nuovo a contendersi questa ennesima tornata elettorale. Prima si faceva politica sensibilizzando gli elettori sugli ideali. Il denaro e gli interessi privati permettono ad un becero individuo di comprarsi una nazione intera. Non voglio essere pessimista, ma sono molti i pensionati che vanno a votare, ad essere i meno attrezzati mentalmente per denudare le equivoche promesse assistenzialiste dell'essere in questione. Stavolta se passerà, non lascerà più nulla al caso, libero da ogni resistenza interna, con AN assorbita e un Fini totalmente assoggettato, una Lega che è agli estremi della democrazia; sarà una dittatura di fatto. Questa volta sì, è accaduto l'imprevedibile, in questi anni l'antidoto se lo è prodotto lui, l'antidoto alla democrazia.

venerdì, aprile 4

L' arpa celtica seconda parte


“È il limite delle terre, prova a vedere oltre il mare ma non l’orizzonte!” C’era il vuoto e l’oceano, oltre il mare… vedevo oltre… era l’abisso. Non era più il mare e il cielo; il buio, sotto di me una voragine senza fondo, terrificante. Mi ritrassi inorridito; “Cosa succede?… cosa mi stai causando?”
“Non puoi avere paura, del fondo della tua anima”.
“Hai fatto una magia!”
“No, ti sto permettendo di riflettere dentro te stesso”.

“È tutto nero, non può essere possibile… c’è una piccola luce lontana, sospesa nello sprofondo, cosa è?”
“Quella è la speranza”.
“Quale speranza?”
“La speranza…”
“Non ho mai vissuto di speranze, vivo con quello che vedo e che tocco e con questa!”, la mia spada.
“Per questo la luce è così lontana, anche se ti è vicina come mai. Ti è accanto, ora”.
Mi colse un senso di disagio, l’immenso buio mi opprimeva: “Basta, fai sparire questa visione!”
“Cavaliere, tu puoi vedere oltre il muro del nulla, se solo volessi…”
Ero disorientato, sentivo che c’era qualcosa che dovevo capire, ma ancora una foschia mi annebbiava la mente, non avevo parole. Lasciai cadere la lama. Mi concentrai sui suoi occhi, c’era nel loro fondo una piccola luce, la stessa luce del mio baratro.
“Tu… tu sei… la speranza?!”.
“Io sono il tuo destino, la tua vita e la tua morte. Io sono l’artefice delle tue speranze, il tuo sogno, i tuoi desideri”.
Mi prese una grande stanchezza, come se avessi compiuto un immane sforzo per giungere a qualcosa che ancora non avevo definito. Crollai in ginocchio, la testa china, respirai profondamente, mi strofinai il viso.
“Senti, donna”, avevo lo sguardo sulla terra, “io non ho ancora capito, però…”
“Non devi capire ma sentire”
Io sentivo, aprirsi un grande telo che disvelava il parere.
“Non sempre quello che ci appare è quello che è”.
“Allora sei tu? Sei tu…”
“Chiudi gli occhi, apri la mente, dilatala all’infinito. Ecco…”
Allora capii, infiniti universi ed infiniti mondi, infiniti tempi sopra e sotto e nulla, nulla che offrisse un sostegno alle certezze della materia, dello spazio e il tempo finito. Un unico tutto senza distinzione. “L’infinito è dentro di me…”
“Dentro e fuori di te!”
“Cosa mi resta da fare? Non posso tornare indietro”
“Allora vieni verso di me, se ne hai la forza”
“Io cercavo la verità e l’ho trovata. Ma non posso non avere paura.”
“Se non hai la forza non puoi avanzare. Io non ti costringerò. Ormai il dubbio delle certezze è dentro di te, questo ti basta”.
La donna divenne fumo che il vento disperse con un soffio delicato. Ero rimasto solo.
Con il mio dubbio e qualcos’altro che bruciava dentro.
Mi addentrai nella foresta, lasciando per la prima volta la spada, con la speranza di ritrovarla, la speranza. Gli alberi divennero il suo corpo ed il vento il suo bacio. Tredici primavere dentro di lei, ma senza di lei. Tredici giri di vita consumandomi nell’idea del Nulla, consapevole di essere alla ricerca di qualcosa che non esiste, e chiedendomi perché il dolore che provavo fosse reale.

Null’altro.