mercoledì, agosto 5

ddà ddà ddà

Ddà ddaà ddà, non l’ho visto in giro ultimamente. Se la fa per via Toledo a chiedere l’elemosina. Un po’ al margine della coscienza, si attaccava alla vittima in senso proprio fisico, qualsiasi appiglio andava bene, un lembo di giacca, un centimetro di camicia, e con l’altra mano aperta ripeteva insistentemente ddà ddà ddà ddà, un sorriso come maschera. A me aveva beccato un paio di volte, era determinato, forse non ero molto convincente con i miei dinieghi, non me lo riuscivo a scrollare di dosso. Le dita strette a morsa su una strisciolina di stoffa dei miei indumenti e attaccava: ddà ddà ddà ddà ddà. “E molla!” Niente, me lo trascinavo per mezza via Toledo sino all’inizio di via Chiaia, come un cagnolino al guinzaglio. “Non ho niente!” A me dava fastidio dargli qualcosa altrimenti prendeva per buona la riuscita della sua azione. Se era lui che all’inizio usava il metodo dello sfinimento, ad un momento di distrazione, un colpo secco e mi liberavo della presa. “E checacacazzo!”, in uno sfogo di liberazione. Lui per un attimo spiazzato, vedendomi allontanare, come una cozza lesta si attaccava ad un’altra vittima, una signora, che presa alla sprovvista, ad un primo tempo di spavento, squadrando il soggetto, si riprendeva. “E lascia, lascia… e vedi un po’ se lasci! Se lasci ti dò qualche moneta”. L’ultima volta che l’ho visto non aveva la mano tesa, subito mi ero premunito di schivarlo, ma stranamente non chiedeva l’elemosina, camminava dritto veloce, per altri pensieri. Ddà ddà ddà inconsapevolmente apparve in una pellicola cinematografica: “L’amore molesto”, di Mario Martone. Una ripresa dall’alto, lo inquadra in una deserta galleria Umberto I , in una luce stanca e fredda di un’alba napoletana, con la sua camminata nervosa passa la galleria come un fantasma, solo nella solitudine della mente, anima inquieta vagante in un luogo senza vita.
L’amore molesto è un racconto a tinte gialle di Elena Ferrante. Questa autrice, che ha conservato l’anonimato, almeno a che ne so io, sembra avere un conto in sospeso con la napoletanità . Anche nei romanzi successivi, la protagonista è una napoletana trapiantata all’estero, e dire estero significa dire fuori i confini della Campania. Napoli non è una città misteriosa, è una città alla luce del sole, e ogni manifestazione, nel bene e nel male, è scoperta come il corpo nudo di una puttana e di una santa, non fa differenza. Partenope era una vergine bellissima, trovata morta sulla spiaggia di Napoli. Puzzava come un pesce marcio. Ecco cosa è Napoli, bellezza e morte.

2 commenti:

Kaishe ha detto...

Un post triste.
Triste e struggente.
Tu ami Napoli... qualunque tipo di donna essa sia. Ma questo porta inevitabilmente a soffrire, Come ogni amore.

Posso abbracciarti?
E con te tutta la tua splendida città.

Un sorriso.
Mandi da Licia

Balua ha detto...

.. HO TERMINATO OGGI UN BELLISSIMO LIBRO AMBIENTATO A NAPOLI, E HO ANCORA L'MARO IN BOCCA..



.. è linkato da me, se ti interessasse....


.. un abbraccio dall'ombrellone..