venerdì, giugno 1

Mi hina

Sento un bambino che si lamenta come un porcello, forse è un porcello…
Non ho dubbi sul fischio melodioso dei merli in amore. L’afa serale, la calotta nebbiosa e quell’aria acquosa che si attacca sulla pelle. I suoni arrivano al cervello spappolati, confusi. Il brusio perenne delle auto mi stanca ma non devo dormire. Passa un signore con un allegro cagnetto che saltella in ogni direzione, deve rendere intensa quella misera ora di libertà. Una giovane donna col carico della spesa si affretta al portone.
Ritornano le immagini di quella mattina. Sono passate poche ora ma hanno la patina di un antico ricordo.
Ombre fresche e limpide acque, il sole che stringe il sale sul viso, mi bagno di nuovo. Sulla spiaggia c’è Mi-hina che prende avidamente quel poco di tepore, con il viso sparato al cielo e le braccia aperte. La guardo, la osservo, qualche piccola smagliatura non intacca il suo fascino. Ma quel sole di prima mattina è così pallido e quando esco il freddo mi attanaglia, mi avvolgo nella spugna e godo di quel calore. Vorrei crollare e fare un lungo sonno. Il mio ultimo sguardo va ancora a Mi-hina, poi mi sdraio e mi addormento. Non dovrei farlo. In questa sera ancora desidero dormire, ormai è un sogno e forse sto già sognando. Le rondini non trillano più, è tardi. In un impeto di rivalsa mi alzo e cerco di scrollarmi la stanchezza scuotendo il capo ma ricado spossato. Mi-hina viaggia ora, chissà a che sta pensando, chissà se imparerò la sua lingua, capirla oltre lo sguardo. Immagino il suo paese, vedo i giardini zen e il caos di Tokio ma non so quale di questi sia la sua realtà. Allora mi pongo in un luogo di mezzo, una periferia urbana sufficientemente tranquilla per non essere metropoli e sufficientemente rumorosa per non essere campagna. Ma in Giappone come è fatta la campagna? Quante volte ho promesso a Mi-hina di andarla trovare, quante volte sapevo che non lo avrei fatto? Anche se il desiderio c’è, anche se ora stesso, se solo potessi, partirei. Visitare il Giappone, la terra sognata dove questo sole passa prima. Un giorno, spero, andrò in Giappone e scoprirò come vive Mi-hina. Allora la cercherò, girerò e mi perderò e alla fine sarò dinanzi la sua casa e conoscerò gli anziani genitori che tante volte mi ha descritto, e sorrideremo senza capirci. Quest’afa mi sta sciogliendo e il sole è tramontato. La sedia mi si è attaccata sulla pelle, mi scollo, mi alzo. Le gambe cedono un istante. La terrazza è immobile, certo non può muoversi una terrazza, è un luogo dell’immobilità, meglio fuggire. Esco, il caldo ha rallentato le persone. Ognuno cammina piano, fa le cose con lentezza per non sudare. Il tempo non cede. Sono solo un’illusione queste voci dilatate come un nastro rallentato di un magnetofono. Non mi è indifferente questa gente, siamo accomunati da questo caldo. Qualcuno ride, qualcuno si asciuga la fronte col fazzoletto candido, sembra che pianga. Attendo che i lampioni facciano luce e scopro che sotto l’aria densa una miriade di insetti volteggiano, appena schioccati a nuova vita. Vorrei sedermi su una panchina, respirare lento e assopirmi. Ma non posso, il caldo è anche dentro di me, sotto forma di maglio incandescente che brucia la mia calma. Non posso rilassarmi, tanti e tanti sono i piccoli drammi che devo affrontare, e fuggo. Il caldo mi può stroncare, trova una mente disposta a farsi sciogliere, colare, divenire un rivolo e scivolare in un tombino, nelle fogne mischiarsi con la melma indefinita e poi perdersi in mare. Sciogliersi, colare, scivolare, mischiarsi, perdersi, tutto indefinito, pericolante, incerto. Perché sto camminando, che ci faccio nel viale di passeggio, io che non ho nulla da passeggiare, nulla da ridere, come fanno quelli intorno?! Preferisco tornare e non pensare neanche a Mi-hina che ora ha la consistenza di un sogno, che ora se mi dicessero di provare la sua esistenza non ne sarei capace. Non c’è nulla per cui valga la pena di uscire, tanto fuori non fa meno caldo di dentro. Queste nuvole minacciano pioggia ma ora esse sono solo un tappo che comprime il calore che la terra sprigiona. La mia mente già gronda sudore, goccia dopo goccia mi sta consumando, la deficienza mentale è inesorabile. Alzo bandiera bianca. Mi addormento.

3 commenti:

Kaishe ha detto...

Un solo commento... anche se temo che aggiungere altre parole alle tue, diventi perfino fastidioso...
Per fortuna, caro Fabio, che tu non hai mai alzato bandiera bianca alla deficienza mentale...
e di questo possiamo godere anche noi che volentieri passiamo a vedere se c'è qualcosa da leggere da te...
Alla prossima...

fabio1 ha detto...

:) :-) :Þ ┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴╦╩╦╩╦╩╦╩╦╩╦╩
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balua ha detto...

.. mi piace tantissimo la frase "tanto fuori non fa meno caldo di dentro"..

.. come dice Kay, passare da te è sempre un piacere.. una scoperta.. un arricchimento..

Buona domenica!!