sabato, luglio 18

Quale politika

Di questo attuale Governo, non tutto dovrà essere obliato (oblato tutto), … molto ci ha insegnato e potrà essere tesoro per coloro (non mi riferisco agli attuali dirigenti del PD) che vorranno fare piazza pulita di tutto il marcio della politica italiana o che vorranno rigenerare un sistema politico annegato nello sfruttamento dello Stato piuttosto che nel suo governo. Il Governo Berlusconi ha portato all’estremo questo meccanismo di potere, ha messo spudoratamente a vista ciò che prima era celato nelle apparenze. In precedenza i politici quando venivano scoperti sentivano o facevano finta di sentire un minimo senso di colpa, dinanzi all’opinione pubblica, la quale aveva ancora reazioni di ribellione, ricordiamo il lancio delle monetine su Craxi e alcuni suicidi eccellenti. Dopo tangentopoli il sistema ha solo mutato metodo per lo sfruttamento dello Stato. Oggi, grazie al cosiddetto berlusconismo, termine negativo, non c’è più bisogno di lavorare sottobanco, contro la legge , oggi si cambia direttamente la legge per rendere ammissibile ciò che prima non lo era. Ultima p.e. lo scudo fiscale, come si combattono i paradisi fiscali, semplice: si rende legale il denaro sporco.
Ora riusciamo a vedere ben chiaro, Berlusconi, personaggio fuori le regole vissuto al margine della legalità e della moralità, è stato la cartina al tornasole della politica italiana, un fenomeno che non potrà più ripetersi, perché Berlusconi è un’unicità, con un inizio ed una fine, insita nella sua figura politica. Un’altra cosa che abbiamo scoperto è la non necessità che i deputati siano persone preparate o che abbiano un’esperienza di vita alle spalle tale da rendere giustificabile il loro mandato, esperienza da poter essere messa al servizio della collettività; addirittura persino per i ministri, non è necessaria alcuna preparazione, ed in alcuni casi è richiesta solo la bella presenza e la parlantina della commessa. Prima non riuscivamo a capirlo, sebbene la situazione economica perennemente precaria fosse una prova ben evidente delle loro incapacità, ma il politichese dei vecchi arnesi della politica era imperscrutabile, e la massa pensava che fossero delle grandi teste, invece erano dei grandi intrallazzatori e dietro quel divagare forbito non c’era nulla. Allora qual è l’utilità dei ministri di questo sistema politico? Lo capiamo meglio con i soggetti di questo Governo, depauperati del lato oscuro, egoistico dello sfruttamento della posizione per l’arricchimento personale, delegato ora ad una sola persona, l’attuale presidente del Consiglio in funzione di proprietario e datore di lavoro, di essi rimane la parte di garante. I ministri sono dei garanti, anche quelli di prima lo erano ma pappavano anche per se stessi. I ministri sono i garanti dei partiti, la loro funzione è esclusivamente quella di verificare che il lavoro del ministero vada a favorire il loro partito e quindi la scia di clientelismi che si trascina. Il Ministro è il controllore dei consulenti, degli esperti che fanno il vero lavoro, è il collegatore del partito con il potere, in generale; per questi in particolare è il collegatore con un solo soggetto politico. Dunque il Ministro non è una figura a servizio dello Stato Sovrano, ma al contrario è una figura al servizio dei partiti sovrani, per questo Governo in particolare al servizio di un unico soggetto-uomo sovrano. Se è utopico desiderare che si assegnino i ministeri secondo la preparazione relativa del ministro, possiamo pensare che egli debba essere almeno un manager, un supervisore un relazionatore delle risorse finanziare e intellettuali del Ministero. Infatti un ingegnere dei trasporti come ministro dei LLPP potrebbe sembrare l’ideale ma non è esatto, servono ben altre risorse e capacità che saper progettare una linea ferrata, risorse che un ingegnere non apprende nel corso degli studi, la politica è infatti un’arte non collegata ad una normale disciplina universitaria, la gestione del potere a favore della comunità è una vocazione che si incomincia a realizzare dai tempi delle scuole, alle assemblee studentesche, nelle sedi distaccate dei circoli di partito a contatto con la gente vera e senza televisioni, l’oratoria che indirizzi la massa verso una corretta visione di insieme, il metodo che permetta di raggiungere dei risultati efficienti attraverso la sinergia tra le parti, i vari settori che fanno capo al ministero. D’Alema teorizza di politici professionisti, come lui ritiene di essere per non dire che non ha fatto nient'altro nella vita, e di una scuola atta a prepararli, del resto molti degli attuali dirigenti della sinistra del PD non vengono da nessuna esperienza lavorativa privata, hanno fatto politica sin da giovani e di questo hanno vissuto, come un lavoro. Ma c’è una discrepanza, l’errore è che non può esistere un politico professionista, in quanto la politica non è un lavoro normale, in una normale democrazia se un politico non viene eletto continua il lavoro che faceva prima, un politico professionista che lavoro farebbe se non venisse eletto? Eppure questi dirigenti politici di sinistra, politici professionisti perché non sanno fare altro, non tutti, non risentono di questo problema, sono riusciti sempre a sfangarla, perché loro comunque continuano a tenersi il posto al parlamento, assicurato dal sistema politico attuale. Non è solo la legge elettorale, è lo stesso sistema dei partiti ad essere marcio, a permettere questa discrepanza. Il PD dovrebbe essere proprietà degli iscritti ma appartiene di fatto ai dirigenti, è come un’azienda privata in mano ai proprietari; gli unici che non cambiano in un’azienda sono solo i proprietari ovvero i padroni, come il PDL è un’azienda privata in mano ad un unico proprietario. Essendo sempre gli stessi, anche se perdono le elezioni restano tra i primi eletti, perché si mettono loro in cima alle liste, e l’elettore non ha scelta. D’Alema quindi è in sintonia con questo sistema, per lui non c’è discrepanza perché un politico professionista non abbandonerà mai la politica in quanto sarà sempre rieletto, come accade ora.
Una sinistra illuminata non crea politici professionisti, che considerano la politica come un lavoro. Il lavoro serve a far reddito, un politico se pensa di entrare in politica per far reddito è già in errore, perché significa che non mette la propria preparazione a servizio della comunità ma a proprio utile, secondo le convenienze personali, esattamente come farebbe un qualsiasi professionista nei confronti di un cliente. L’elettore non è un cliente che deve pagare la parcella al professionista. Un politico siffatto ne fa una questione esistenziale estrema, dipendendo la propria sussistenza solo dalla politica. Ecco perché notiamo con quanto accanimento e ferocia questi politici fanno le campagne elettorali, senza la giustificazione della spinta degli ideali di un tempo vera scintilla della tenacia di vittoria. Non essendoci più quegli ideali, la loro tenacia si regge sul mantenimento dei privilegi. Però è la Politica ad avere in seno questa pecca, il potere affidato è sempre una tentazione. Neanche dopo l’Unità d’Italia si ebbe un Parlamento asettico, a quel tempo i deputati erano la crema della società, dirigenti e benestanti patrizi, che favorivano i loro simili, anche allora la politica era un fatto privato che non toccava il popolo, del resto la massa era analfabeta. Forse un Parlamento veramente pulito e degno fu solo il primo formato della Repubblica. Oggi questo passa il convento e se non si può cambiare il sistema, si possono cambiare gli uomini. Dopo la plutocrazia di Berlusconi ci sarà un grande vuoto di potere ed il PDL per continuare ad esistere dovrà forse essere rifondato. Io cambierei sistema per mettere la democrazia in una cassaforte blindata. Cambierei il metodo di scelta dei Ministri, che ora funziona come quota ai partiti ed è solo un rimescolamento delle stesse carte, gli stessi nomi che si scambiano i ministeri. Per la sinistra è come il festival di Sanremo, ci sono dei cantanti che non si sentono sino al prossimo festival. La Melandri è la Mietta della politica. Sparisce dalla scena ma ricompare al Festival-Governo successivo, un posto di Ministro lo trova sempre. Perché sempre gli stessi nomi, dove è scritto? È un potere blindato. Io cambierei sistema delle nomine, svincolate dai partiti, perché ripeto il potere fa l’uomo ladro e se si limitano i poteri, si limita quel difetto insito nella Politica stessa, ma il post è già lungo, sarà per la prossima volta. Il sistema attuale dei partiti è lo specchio del sistema attuale dei poteri del Parlamento, cambiare gli uni significa cambiare l'altro. Fa caldo, butta vento e si prospetta un temporale...

3 commenti:

Balua ha detto...

.. mmm..

.. cambiano i cazzi ma i culi soin sempre quelli.. i nostri..

Buon week Fabio!!

aleph ha detto...

Hai fatto una analisi molto dettagliata e ben ponderata. Difficile da contestare. Hai ragione quando dici che il berlusconismo fa apertamente e spregiudicatamente ciò che prima si cercava di fare di 'nascosto'perchè comunque ritenuto amorale. Ora siamo all'apoteosi della a-moralità, cioè non esiste alcuna morale. Mi è piaciuta anche la metafora dei ministri-sanremo, quelli che non sapendo o non avendo saputo fare alcun lavoro hanno ripiegato sulla politica, che tanto paga sempre, ed hanno avuto ragione se ci pensi! Io credo che il 'sistema' stia implodendo, il berlusconismo almeno ha evidenziato tutta la marcescente impalcatura. Purtroppo l'implosione sarà molto lenta. Ciao! anche qua brutto tempo, perf ortuna!

fabio ha detto...

Grazie Balua, a te buon inizio settimana. Cerchiamo di togliergli il bersaglio, così andranno a vuoto.

Aleph, è curioso che certe semplici conclusioni non siano comprese dagli attuali dirigenti PD. Che siano ottusi??