giovedì, marzo 11

Le favole interpretative BERTOLDO BERTOLDINO E CACASENTENZE

Nonnetto Silvio racconta


Favole interpretative autentiche


Sotto l’alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica e del Consiglio dei Ministri
Sette favole per sette giorni
secondo le nuove disposizioni del ministero della P.I. sul decreto interpretativo autentico*.

Favola del lunedì
...........BERTOLDO BERTOLDINO E CACASENTENZA..........




(Non è che adesso la sto a raccontare tutta, mi limito solo alla parte interessata alla modifica ministeriale, secondo le nuove normative pedagogiche).
Il re Alboino mette alla prova l’acume di Bertoldo facendo una scommessa con lui, piegherà il suo orgoglio facendolo inchinare al proprio cospetto senza usare la forza. Il giorno successivo lo fa chiamare; prima del suo arrivo, fa predisporre una sbarra orizzontale all’ingresso della sala del trono, ad un’altezza tale che Bertoldo sarà costretto a piegarsi per passare.
Il re lo attende assiso al trono, impaziente di vederlo sconfitto. Bertoldo giunge, guarda la sbarra e si ferma perplesso mentre il re lo invita a farsi avanti. Bertoldo medita qualche istante ed il re lo guarda incuriosito perché sa che il contadino è furbo come una volpa. Dunque Bertoldo con la mano gli fa cenno di attendere. Si abbassa i pantaloni, il re e la corte lo osservano sorpresi. Si gira di spalle e si piega, passa sotto l'asta a marcia indietro e si presenta di terga davanti al trono. Il re sta quasi per scoppiare a ridere, ma sentendosi controllato dai consiglieri e dalla regina, per non mostrarsi debole dinanzi a loro, si fa serio e grida all’affronto. “Per questa grave offesa ci vuole una punizione esemplare. Noi ti condanniamo all’impiccagione!”. “E la miseria… “, esclama Bertoldo, “…per così poco?” “Come così poco? È lesa maestà, lo sai che un sovrano non si deve offendere neanche per scherzo?!” “E se scorreggiavo cosa mi faceva?” “AAh, se scorreggiavi prima ti facevo squartare e poi ti impiccavo, cioè prima ti impiccavo e poi ti… insomma… guardie, portatelo all’albero dell’impiccagione”.
Giunti al luogo, con tutta la corte presente, si procede. Al momento di essere messo al cappio, Bertoldo chiede che gli sia concesso un ultimo desiderio. La regina guarda il re e gli dice a bassa voce: “Non cedere, impiccalo subito”. Ma il re, che è un uomo curioso si rivolge a Bertoldo: “Avanti, che desiderio vuoi? Non ti mettere idee in testa perché tanto comunque muori impiccato.” “Ecco, maestà, sono consapevole di dover essere impiccato, e per ciò mi sia concesso almeno di scegliermi l’albero dove mi si deve tirare le cuoia”. “Uhm uhm…”, il re guarda la regina che gli risponde no scuotendo la testa. “Perché? Un albero o un altro che differenza fa?” - “Maestà, a me quest’albero non piace, è triste, è brutto; voglio un albero che almeno mentre dondolo appeso la gente passa e dice che ‘bello albero !’”. il re guarda di nuovo la regina che gli bisbiglia : “No! Questo è un satanasso, ne sa una più del diavolo, vedrai che ti buggera ancora” “Noo! Voglio proprio vedere…”, e a voce stentorea: “ E sia! Scegliti l’albero che vuoi, ti concedo due giorni per trovarlo. Ma bada, non fuggire, voglio fidarmi di te perché so che sei leale, anche se a modo tuo. Tanto dove scappi? Ti troverei comunque, tutte le terre sono mie, tutto è mio. Ho occhi dappertutto. Vai e trova il tuo albero. Ci vediamo tra due giorni”. E così Bertoldo si incammina.
Al secondo giorno, Bertoldo si presenta a corte, come stabilito. Il re appena lo vede, fa zittire tutti. “Ah, eccoti”, visibilmente soddisfatto scambia un’occhiata con la regina, la quale sbuffa con sufficienza. “Ordunque, villano. Hai trovato l’albero che ti aggrada ove essere impiccato?”
“Sì, maestà- L’ho trovato, e mi piace tantissimo.”
“Bene bene, ed allora andiamo pure al loco dov’è codesto albero. Anche se è un giorno di cammino, ne varrà la pena!”
“Ma non c’è bisogno di un giorno di cammino…”
“AH, sta qui vicino? Meglio, facciamo prima!”
“Eh maestà, prima non so. Bisogna aspettare un pochettino”.
“Come sarebbe a dire?” La regina sorride sornione come per dire: “Ora vedi un po’”
“Ecco, maestà. L’ho portato con me” Ed esce da una sacca un vasetto con una pianticella .
“E questo cosa sarebbe?”
“Come cosa sarebbe? È l’albero dove voglio essere impiccato. Mica abbiamo stabilito l’età della pianta. Questo è piccola ma è un albero a tutti gli effetti e nessuno lo può negare. Quando sarà cresciuto al punto giusto, mi ci potrà impiccare”.
(d.l. interpretativo autentico n°(…)del (… … … …) variazione sul testo… (testo precedente all’entratata in vigore del decreto: il re scoppia in una risata fragorosa. Invece di punirlo, premia l’arguzia di Bertoldo e gli concede di vivere a corte lui e la sua famiglia per tutto il resto della vita).
Il re si fa viola in viso. “Villano, vuoi prenderti gioco di me? Io ti faccio impiccare lo stesso e ti brucio e ti scuoio e ti scapitozzolo “ “Maestà. Ha dato la sua parola. La parola di un re è sacra. Ne è testimone il popolo” Il re si consulta con i consiglieri i quali gli fanno capire che non può perdere la faccia e la credibilità dinanzi al popolo. Allora il re prende una decisione: “Ho capito. Qui ci vuole Cacasentenza. Chiamatemelo!” Bertoldo, allunga l’orecchio per cercare di carpire cosa confabulano. Il re, “Mò ti faccio vedere io, mò.. Ride bene chi ride ultimo”. Arriva Cacasentenza, un tipo smagrito, pallido come la morte, con gli occhialini che celano occhi di ghiaccio con le palpebre semiabbassate, in una sonnolenza perenne. le labbra sottili incollate tra loro da una bavetta biancastra e vischiosa. “Allora, Cacasentenza, come risolviamo questo pasticcio? A mio favore…”. “Sì, maestà, ho studiato il caso, in breve, lo risolviamo con un Decreto interpretativo autentico”. “Ah, bene, bene… e che sarebbe…?” “ È una specie di legge post datata, una presa per i fondelli, ma noi la facciamo passare come una spiegazione da ficcare nelle pieghe della legge preesistente.” “E quanto tempo ti occorre per farla?” “Nulla, subito, la enuncio a braccio. Questi decreti così si redigono, trattasi di Decretum estemporaneum” “Ottimo! Enuncia pure” . Cacasentenza si raschia la gola e incomincia: “Io, Cacasentenza, in virtù dei poteri che mi sono concessi, dalla eccellentissima, solarissima, luminosissima maestà. Predispongo Decreto interpretativo autentico su la norma: “Desiderio da concedere al condannato a morte per impiccagione” , alla voce aggiunta: ‘Se il condannato desidera scegliersi un albero…’, è da intendersi albero già maturo, con corteccia dura, alto almeno 20 braccia, con rami poderosi, sufficienti a reggere il peso di corpo umano adulto di media grandezza. Qualsiasi altra interpretazione è fuori norma. Così è disposto”. Bertoldo ascolta a bocca aperta, non riesce a credere quanto si dice. Protesta: “Maestà, è un’ingiustizia. Non esisteva questa norma prima della mia scelta dell’albero. Questo non è un decreto, è una sentenza! Non è regolare, non è giusto, è barare a conti fatti. Maesta… “ “Silenzio! La legge non si discute. La Legge è legge, è sacra, è sacra… e ora.. ora? “, il re si rivolge a Cacasentenza” “Sì, ora… ora… ah, ora ehm ehm, dunque sì, continua, in effetti continua. (si raschia di nuovo la gola e in tono solenne) Se il condannato non riesce a trovare l’albero entro i giorni stabiliti, si procede all’impiccagione come precedentemente deciso, all’albero ufficiale dell’impiccagione. Così è per legge decreto interpretativo autentico" “ Finito?” “Finito maestà” “ E che si proceda, come stabilito per legge. Così sia. Bertoldo, io ti condanno all’impiccagione, seduta stante, senza altro dire. È la Legge che lo impone” E fu così che il povero Bertoldo, uomo di tanto ingegno, fu quel giorno stesso impiccato all’ albero della piazza, e lì rimasto il suo corpo a penzolare, come monito per il popolo, perché si vedesse cosa meritavano coloro che non rispettavano la Legge.

*Il DL interpretativo autentico ovvero il DLIA, viene applicato alle favole per insegnare già ai bambini quanto la realtà della vita sia ben diversa dalle favolette. In modo da dare un'interpretazione autentica alla lettura e prepararli al futuro, dove la morale e la giustizia sono un optional.

La prossima pubblicazione, la favola del martedì: Pollicina ed il pisello magico.

3 commenti:

ALEPH ha detto...

santiddiooo...sono assolutamente affascinata! Non mi perderò quella del pisello per nulla al mondo!

fabio ha detto...

Sono onorato dal tuo apprezzamento.
E ora so' cavoli miei, mi devo inventare anche quella sul pisello...

Patrizio Failli ha detto...

Mio padre era solito dire,i poveri andrebbero ammazzati da piccini perché non capiscono nulla