venerdì, luglio 20

Una nuova cultura

Una breve premessa. Che posso farci, la verità mi insegue, è come un giaguaro che studia le mie mosse e mi salta addosso al momento opportuno per svelarsi e darmi delle conferme. Ieri casualmente mi sono caduti gli occhi sul primo articolo di Elio Vittorini sulla fondamentale pubblicazione de "Il Politecnico". È una coincidenza che sia accaduto proprio dopo che mi sono occupato di tale argomento nel Post di sotto? Ormai ci sono abituato.

Anche se è breve, leggetelo con calma, quando avete tempo, magari stampatevelo, è un documento importante della nostra storia.


IL POLITECNICO - 1 - 29 Settembre 1945

Una nuova cultura

Non più una cultura che consoli nelle sofferenze, ma una cultura che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini.

Per un pezzo sarà difficile dire se qualcuno o qualcosa abbia vinto in questa guerra. Ma certo vi è tanto che ha perduto e si vede come abbia perduto. I morti, se li contiamo, sono più di bambini che di soldati: le macerie sono di città che avevano venticinque secoli di vita; di case e di biblioteche, di monumenti, di cattedrali, di tutte le forme per il quale è passato il progesso civile dell’uomo; e i campi su cui si è sparso più sangue si chiamano Mathausen, Maidaneck, Buchenwald, Dakau.
Di chi è la sconfitta più grave in tutto questo che è accaduto? Vi era bene qualcosa che, attraverso i secoli, ci aveva insegnato a considerare sacra l’esistenza dei bambini. Anche di ogni conquista dell’uomo ci aveva insegnato che era sacra; lo stesso del pane; lo stesso del lavoro. E se ora milioni di bambini sono stati uccisi, se tanto che era sacro è stato lo stesso colpito e distrutto, la sconfitta è anzi tutto di questa “cosa” che ci insegnava la inviolabilità loro. Non è anzitutto di questa “cosa” che ci insegnava l’inviolabilità loro?
Questa “cosa”, voglio subito dirlo, non è altro che la cultura: lei che è stata pensiero greco, ellenismo, romanesimo, cristianesimo latino, cristianesimo medioevale, umanesimo, riforma, illuminismo, liberalismo, ecc., e che oggi fa massa intorno ai nomi di Thomas Mannn e Benedetto Croce, Benda, Huitzinga, Dewey, Maritain, Bernanos e Una muro, Lin Yutang e Santavana, Valere, Gilde e Berdiaey.
Non vi è delitto commesso dal fascismo che questa cultura non avesse insegnato ad esecrare già da tempo. E se il fascismo ha avuto modo di commettere tutti i delitti che questa cultura aveva insegnato ad esecrare già da tempo, non dobbiamo chiedere proprio a questa cultura come e perché il fascismo ha potuto commetterli?
Dubito che un paladino di questa cultura, alla quale anche noi apparteniamo, possa darci una risposta diversa da quella che possiamo darci noi stessi; e non riconoscere con noi che l’insegnamento di questa cultura non ha avuto che scarsa, forse nessuna, influenza civile sugli uomini.
Pure, ripetiamo, c’è Platone in questa cultura. E c’è Cristo. Dico: c’è Cristo. Non ha avuto che scarsa influenza Gesù Cristo? Tutt’altro. Egli molta ne ha avuta. Ma è stata influenza, la sua, e di tutta la cultura fino ad oggi, che ha generato mutamenti quasi solo nell’intelletto degli uomini, che generato e rigenerato dunque se stessa, e mai, o quasi mai, rigenerato, dentro alle possibilità di fare, anche l’uomo. Pensiero greco, pensiero latino, pensiero cristiano di ogni tempo, sembra non abbiano dato agli uomini che il modo di travestire o giustificare, o addirittura di render tecnica la barbarie dei fatti loro. È qualità naturale della natura di non poter influire sui fatti degli uomini?
Io lo nego. Se quasi mai (salvo in periodi isolati e oggi nell’ U.R.S.S.) la cultura ha potuto influire sui fatti degli uomini dipende solo dal modo in cui la cultura si è manifestata. Essa ha predicato, ha insegnato, ha elaborato principi e valori, ha scoperto continenti e costruito macchine, ma non si è identificata con la società, non ha governato con la società, non ha condotto eserciti per la società. Da che cosa la cultura trae motivo per elaborare i suoi principi e i suoi valori? Dallo spettacolo di ciò che l’uomo soffre nella società. L’uomo ha sofferto nella società, l’uomo soffre. E che cosa fa la cultura per l’uomo che soffre? Cerca di consolarlo.
Per questo suo modo di consolatrice in cui si è manifestata sino ad oggi, la cultura non ha potuto impedire gli orrori del fascismo. Nessuna forza sociale era “sua” in Italia o in Germania per impedire l’avvento al potere del fascismo, né erano “suoi”i cannoni, gli aeroplani, i carri armati che avrebbero potuto impedire l’avventura d’Etiopia, l’intervento fascista in Spagna, l’ “Anschluss” o il patto di Monaco. Ma di chi se non di lei stessa è la colpa che le forze sociali non siano forze della cultura e i cannoni, gli aeroplani, i carri armati non siano “suoi”?
La società non è cultura perché la cultura non è società. E la cultura non è società perché ha in sé l’eterna rinuncia del “dare a Cesare” e perché i suoi principi sono soltanto consolatori, perché non sono tempestivamente rinnovatori ed efficacemente attuali, viventi con la società stessa come la società stessa vive. Potremo mai avere una cultura che sappia proteggere l’uomo dalle sofferenze invece di limitarsi a consolarlo? Una cultura che le impedisca, che le scongiuri, che aiuti a eliminare lo sfruttamento e la schiavitù, e a vincere il bisogno, questa è la cultura in cui occorre che si trasformi tutta la vecchia cultura.
La cultura italiana è stata particolarmente provata nelle sue illusioni. Non vi è forse nessuno in Italia che ignori che cosa significhi la mortificazione dell’impotenza o un astratto furore. Continueremo, ciò malgrado, a seguire la strada che ancora ci indicano i Thomas Mann e i Benedetto Croce? Io mi rivolgo a tutti gli intellettuali italiani che hanno conosciuto il fascismo. Non ai marxisti soltanto, ma anche agli idealisti, anche ai cattolici, anche ai mistici. Vi sono ragioni dell’idealismo o del cattolicismo che si oppongono alla trasformazione della cultura in una cultura capace di lottare contro la fame e le sofferenze?
Occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi dell’”anima”. Mentre non voler occuparsi che dell’”anima” lasciando a “Cesare”di occuparsi come gli fa comodo del pane e del lavoro, è limitarsi ad avere una funzione intellettuale, e dar modo a “Cesare” (o a Donegani, a Pirelli, a Valletta) di avere una funzione di dominio “sull’anima” dell’uomo. Può il tentativo di far sorgere una nuova cultura che sia di difesa e non più di consolazione dell’uomo, interessare gli idealisti e i cattolici, meno di quanto interessi noi?

ELIO VITTORINI

7 commenti:

Kaishe ha detto...

Ben trovato Fabio...
rispondere a ogni "provocazione" dl post è difficile... specialmente se in csa c'è confusione e ti reclamano per una maglietta pulita, hai anche i calzini, i miei pantaloni dove sono?...

Ma una frase mi trattiene un momento a riflettere ... e mi trova assolutamente d'accordo...

occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi dell’”anima” ...

perchè se dai a un uomo la possibilità di ssere dignitosamente uomo... allora la sua anima potrà elevarsi... ma se lo annichilisci e lo imbruttisci nella ricerca di una sopravvivenza...

Ecco... al momento solo questo... ma domani rileggo.

Intanto, Buonanotte...

airens ha detto...

Giusto kay!Basta pensare alla piramide dei bisogni di maslow.Dal basso verso l'alto,in ordine:fisiologici,di sicurezza,sociali,di status,di autorealizzazione;se non è stato soddisfatto il livello inferiore l'uomo non avvertirà un bisogno del livello superiore...la cultura è sicuramente al vertice!

Anonimo ha detto...

Eccezionale scelta, fabio; c'è da restare di stucco davanti ad un'analisi tanto lucida e acuminata.Mi vengono in mente di riflesso i versi di quella straordinaria poesia di quasimodo che dice "e come potevamo noi cantare"... che spiega bene tutta l'impotenza dei poeti e degli intellettuali 'ammutoliti' di fronte agli orrori del nazismo.
E' triste constatare come mai nella storia dell'uomo la casta intellettuale sia riuscita ad esercitare una qualche influenza sulle cose del mondo. La splendida cultura umanistica dell'antica grecia, neppure quella potè impedire le guerre di rapina e le distruzioni, nulla potè la cultura latina, nulla riuscì a fare l'illuminismo di voltaire, che fece vagare il suo candido tra i massacri e le macerie della guerra dei sette anni...
La cultura oggi come ieri di sicuro paga qualche colpa di omissione e di negligenza, ma in un "sistema" come questo che premia soltanto il successo materiale, l'individualismo, il primato di una specie sull'altra e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che spazio potrebbero mai avere i filosofi-re di platone nell"economia" delle cose? sì, la cultura avrà sempre questo ruolo marginale di consolatrice degli afflitti, di balsamo spirituale, sempre alla finestra e mai attiva sullo scenario della storia, come lucidamente diceva vittorini. Basti vedere di quale considerazione godono i poeti e la poesia in questo paese...O basti considerare che fine abbia fatto la vera cultura "militante"; giusto ieri ho visto il film *Il caimano* di moretti: lì è illustrato benissimo il desolato panorama culturale italiano (in quel caso il cinema), muto anche lui di fronte ai temi scomodi e scottanti. E allora giù coi cinepanettoni, con le fiction in costume d'epoca, con i verdone che fan tanto ridere lietamente e i film "minimalisti" che si guardano dentro l'ombelico...Così, tanto per evadere un po'.. Ciao, c.
Tanti cari saluti anche a kaishe:)))

Kaishe ha detto...

Mamma mia Carmencita... l'inadeguatezza... quando leggo i richiami, tuoi e di Fabio, mi dico: ma questo lo avrei voluto dire io!!!

La frase di Quasimodo è un impietoso ritratto del ruolo dell'intellettuale... Impotente, ma almeno, se gli va bene, libero di esprimere il suo disagio... oppure auto-ammutolitosi per compiacere il regime e ab+verne vantaggio... oppure additato come il "disadattato" sociale...

E Fabio che dice di capire anche ciò che dico, ha capito a cosa avrei voluto (o potuto... o dovuto) alludere...

Buona serata a entrambi...

Anonimo ha detto...

"auto-ammutolitosi per compiacere il regime e averne vantaggio..."

E sì. questo intendeva dire quel film..
Ciao cara:)) - c.

Kaishe ha detto...

Buongiorno buongiorno buongiorno
...
stiamo qui?
...
Benissimo...

fabio ha detto...

Buongiornooooooooo, stiamo un pochno su.
ciaoo